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Draghi in Zürich: „Wachstum muss ein europäisches Ziel sein, aber das ist Sache der Politiker, nicht der EZB.“

“La prima priorità è tenere sotto controllo l’inflazione”, ha spiegato Draghi alla Karl Brunner Distinguished Lecture, aggiungendo che la Bce deve evitare di indebolire la crescita “più del necessario”. Per l’ex premier le singole riforme nazionali non sono più sufficienti

Draghi in Zürich: „Wachstum muss ein europäisches Ziel sein, aber das ist Sache der Politiker, nicht der EZB.“

Mario Draghi torna a parlare di Europa e lo fa da Zurigo, alla decima Karl Brunner Distinguished Lecture organizzata dalla Banca nazionale svizzera. Al centro del suo intervento, il rapporto tra politica monetaria, debito pubblico e crescita. Per l’ex presidente della Bce, l’architettura dell’euro ha retto alle crisi, ma oggi non può più essere la banca centrale a farsi carico indirettamente della crescita europea.

“Una generazione fa l’Europa si è data una costituzione monetaria che ha retto a ogni crisi da allora”, ha detto Draghi. “Poggia su una banca centrale indipendente con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi e sulla disciplina di bilancio. Quel quadro resta quello giusto”. Ma la tenuta di questo sistema, secondo Draghi, dipende anche dalla capacità dei governi di garantire una crescita sufficiente. “La condizione di Brunner vale ancora: una banca centrale può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono sotto controllo il debito”.

“La Bce non può assumersi la responsabilità della crescita”

È qui che Draghi individua il principale cambiamento rispetto al passato. Durante la crisi del debito sovrano, la politica monetaria ha dovuto intervenire per evitare che la divergenza tra crescita e costo del debito diventasse destabilizzante. Ma quella soluzione, avverte, non può diventare permanente. “Un assetto in cui la banca centrale si fa carico della crescita non è duraturo, e oggi non regge più”.

La priorità della politica monetaria deve quindi rimanere la stabilità dei prezzi. “La prima priorità è tenere sotto controllo l’inflazione”, ha spiegato Draghi, aggiungendo che la Bce deve evitare di indebolire la crescita “più del necessario”. La politica monetaria, ha sottolineato, può garantire che “il percorso dei tassi di riferimento non sia più elevato di quanto necessario per stabilizzare l’inflazione nel medio termine”. Ma la responsabilità dello sviluppo deve tornare alla politica. “La crescita dovrebbe diventare un obiettivo esplicito condiviso da tutti i governi”.

Il problema è la scala europea

Per Draghi, le singole riforme nazionali non sono più sufficienti. La dimensione dei nuovi investimenti tecnologici, energetici e industriali richiede un livello di integrazione maggiore. “La risposta abituale dell’Europa, con ogni Paese che agisce per proprio conto, non sarà sufficiente nel mondo con cui deve oggi confrontarsi”. E ancora: “Le riforme nazionali restano importanti, ma non possono offrire la scala da cui dipendono ormai la tecnologia e, quindi, la crescita. Soltanto l’integrazione può farlo".

Il confronto con gli Stati Uniti rende evidente il problema. Secondo i dati citati da Draghi, tra il 2008 e il 2023 il divario tra il valore delle imprese quotate americane e quello delle imprese europee è passato da circa 3.000 a 34.000 miliardi di dollari. Il fenomeno, ha osservato, è particolarmente evidente nelle imprese giovani e nei settori caratterizzati da forti economie di scala.

“Cento miliardi per l’intelligenza artificiale”

L’intelligenza artificiale è per Draghi uno degli esempi più evidenti della necessità di agire a livello europeo. L’Europa dispone oggi di una quota ridotta della capacità mondiale di calcolo destinata all’AI e rischia di non beneficiare pienamente della nuova ondata tecnologica. “L’accesso sicuro alla capacità di calcolo va a beneficio di tutti gli europei, eppure l’offerta è insufficiente quando ogni Paese agisce da solo”.

Draghi ha indicato quindi la possibilità di utilizzare circa 100 miliardi di euro del prossimo bilancio europeo per ridurre il rischio degli investimenti nelle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale. “Quella somma è pienamente alla nostra portata”. La questione non riguarda soltanto l’AI. “Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita”, ha affermato Draghi, indicando nella roadmap europea sulla competitività il percorso da seguire.

“I legislatori devono assumersi la responsabilità della crescita”

Il messaggio finale di Draghi torna al rapporto tra crescita, finanza pubblica e indipendenza della banca centrale. Se l’economia cresce troppo lentamente rispetto al costo del debito, la sostenibilità dei conti pubblici diventa progressivamente più difficile. Per questo, secondo l’ex presidente della Bce, la risposta non può essere affidata nuovamente alla politica monetaria. “Perché la costituzione duri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione”. E la conclusione è altrettanto netta: “Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada del rinnovamento”.

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