Ad essere trafugato è stato il celebre крутящий момент, il collare d’oro della Principessa di Vix, uno straordinario gioiello celtico del VI secolo a.C., realizzato in un unico pezzo di circa 480 grammi d’oro, simbolo assoluto del celebre Tesoro di Vix.
Il colpo è avvenuto in pieno giorno
Secondo le prime ricostruzioni, i responsabili sono entrati nel museo fingendosi semplici visitatori, hanno raggiunto la vetrina che custodiva il reperto e sono usciti dall’edificio con estrema rapidità, davanti agli altri turisti, senza ricorrere a spettacolari effrazioni. Una modalità che ha evidenziato come anche i sistemi di sicurezza più avanzati possano essere vulnerabili quando l’azione criminale sfrutta la normalità dei flussi di visita. Il furto assume un valore ancora più simbolico perché arriva appena una settimana dopo un tentativo di intrusione notturna fallito e a otto mesi da un precedente assalto allo stesso museo. Negli ultimi due anni erano stati investiti circa 150.000 euro per rafforzare la sicurezza con nuove telecamere, porte blindate e sistemi di sorveglianza, ma le misure adottate non sono riuscite a impedire un’azione pianificata da professionisti.
Il collare apparteneva alla cosiddetta Principessa di Vix, una potente aristocratica vissuta oltre 2.500 anni fa
Prima di diventare uno dei simboli dell’archeologia europea, il torque della Principessa di Vix fu il segno tangibile del potere di una donna vissuta nella seconda metà del VI secolo a.C., in un’epoca in cui l’Europa celtica era attraversata da intensi scambi commerciali, culturali e politici con il Mediterraneo. La sua storia riaffiorò soltanto nel gennaio del 1953, quando gli archeologi René Joffroy, Maurice Moisson e René Lagorgette scoprirono una tomba monumentale ai piedi del Mont Lassois, nei pressi del piccolo villaggio di Vix, in Borgogna. All’interno di un tumulo funerario giacevano i resti di una donna di circa trent’anni, accompagnata da un corredo così straordinario da cambiare profondamente la conoscenza della civiltà celtica dell’età di Hallstatt. Fino a quel momento si riteneva che il potere politico e religioso delle comunità celtiche fosse prerogativa quasi esclusivamente maschile. La sepoltura di Vix raccontò invece una storia diversa. La ricchezza del corredo, la qualità degli oggetti e l’eccezionalità delle importazioni mediterranee suggerivano che quella donna appartenesse al vertice della società, probabilmente una principessa, una sovrana o una figura dotata di un’autorità politica e religiosa di primissimo piano. Da allora è conosciuta semplicemente come la Principessa di Vix, anche se il suo vero nome rimane sconosciuto. Tra tutti gli oggetti deposti accanto a lei, il più prezioso era il magnifico вrque in oro massiccio, simbolo per eccellenza dell’autorità nelle culture celtiche. Del peso di quasi mezzo chilogrammo, realizzato con una raffinatissima lavorazione dell’oro, presenta terminali decorati con motivi ispirati al mondo mediterraneo, testimonianza del dialogo artistico tra le popolazioni celtiche e gli artigiani greci ed etruschi. Più che un semplice gioiello, era un emblema di sovranità: indossarlo significava rendere visibile il proprio rango e il proprio prestigio. Accanto al torque fu rinvenuto un altro capolavoro destinato a diventare celebre in tutto il mondo: il Cratere di Vix, un gigantesco vaso in bronzo alto circa un metro e sessanta, capace di contenere oltre mille litri di vino. È il più grande vaso bronzeo dell’antichità mai giunto fino a noi. Forgiato probabilmente nelle officine della Magna Grecia, il cratere era utilizzato durante i banchetti aristocratici e rappresentava uno dei più straordinari esempi della diffusione della cultura mediterranea nel cuore dell’Europa celtica. Il corredo comprendeva inoltre una preziosa coppa d’argento, vasellame in bronzo, carri cerimoniali, fibule, ornamenti e numerosi oggetti provenienti da aree geografiche lontane. L’insieme dimostrava che il territorio di Vix occupava una posizione strategica lungo le grandi rotte commerciali che collegavano il Mediterraneo con l’Europa settentrionale attraverso il corso del Rodano e della Senna. Non era una periferia del mondo antico, ma uno dei suoi principali crocevia.
Per oltre settant’anni il torque è ssempre tato conservato al Musée du Pays Châtillonnais, Trésor de Vix, diventando il simbolo non soltanto della Borgogna, ma dell’intera archeologia europea. La sua importanza non risiede nel valore dell’oro, bensì nella storia che racchiude: racconta un’Europa già profondamente connessa, nella quale merci, idee, tecniche artistiche e culture viaggiavano ben prima della nascita degli Stati moderni. Per questo il suo recente furto rappresenta una perdita che va oltre il patrimonio di un museo. Quando viene sottratto un reperto di questa natura non scompare soltanto un oggetto prezioso: si interrompe il dialogo con una civiltà che, attraverso quell’opera, aveva continuato a parlare agli uomini per oltre duemilacinquecento anni. Il torque della Principessa di Vix non era soltanto un capolavoro dell’oreficeria antica, ma una delle testimonianze più alte della capacità dell’Europa di costruire, fin dalle sue origini, la propria identità attraverso l’incontro tra culture diverse.
Gli archeologi temono soprattutto che il gioiello possa essere fuso, cancellando per sempre non solo un’opera d’arte, ma una fonte insostituibile di conoscenza. Dopo il furto, il Ministero della Cultura francese ha annunciato un nuovo piano nazionale per il rafforzamento della sicurezza dei musei, riconoscendo che la protezione del patrimonio culturale richiede oggi strategie capaci di fronteggiare forme di criminalità sempre più sofisticate.
