ریاستہائے متحدہ alzano un nuovo muro commerciale attorno a una tecnologia sempre più strategica. Donald Trump ha firmato un’ordine جو تعارف کرواتا ہے dazi fino al 100% sui droni e su alcune componenti importate, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza americana dalle catene di fornitura straniere e rafforzare la produzione nazionale. Una misura che non cita direttamente Pechino, ma che si inserisce nella crescente pressione di Washington sull’industria cinese dei droni.
La Casa Bianca considera questi sistemi sempre più rilevanti non soltanto sul piano commerciale, ma anche per la sicurezza nazionale e le operazioni militari. Il Dipartimento del Commercio ha concluso che gli Stati Uniti sono “troppo dipendenti” sulle forniture estere di droni e componenti, individuando rischi legati sia alla dipendenza industriale sia alla sicurezza dei dati.
Dazi al 100% sui droni più sensibili
La stretta entrerà in vigore dal 3 settembre 2026 e prevede un’aliquota del 100% per i droni con un peso massimo al decollo superiore a 25 chilogrammi, per quelli dotati di sistemi di imaging termico, per le docking station e per alcune componenti considerate critiche. Per i droni con peso massimo al decollo fino a 25 chilogrammi il dazio sarà invece del 25%. La stessa aliquota verrà applicata anche ad altre componenti, ma in questo caso l’entrata in vigore è stata rinviata di 180 giorni, fino al 9 febbraio 2027, per concedere tempo all’industria americana di aumentare la produzione interna.
Alla base della decisione c’è l’indagine condotta dal Dipartimento del Commercio ai sensi della Section 232 del Trade Expansion Act. Secondo le conclusioni riportate nella proclamazione presidenziale, i droni sono considerati “essenziali” per la sicurezza nazionale ed economica americana e rappresentano una “tecnologia chiave nei moderni conflitti armati”, destinata ad avere un ruolo centrale anche nelle future operazioni militari statunitensi. Il documento sottolinea inoltre la loro diffusione in attività che vanno dalle forze dell’ordine alla ricerca scientifica, dall’agricoltura alla gestione delle emergenze, fino alla protezione delle infrastrutture critiche.
Dazi droni: nel mirino la Cina, ma gli alleati pagheranno meno
خالص senza indicare espressamente la Cina, il provvedimento arriva dopo una serie di interventi di Washington diretti soprattutto contro i produttori cinesi. Secondo il فنانشل ٹائمز, l’obiettivo è anche impedire che componenti realizzate in Cina possano continuare a entrare negli Stati Uniti attraverso assemblaggi o catene produttive più complesse.
لیے alcuni alleati Washington ha previsto un trattamento decisamente più favorevole. I prodotti provenienti da Unione europea, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Svizzera e Liechtenstein potranno essere soggetti a un’aliquota complessiva non superiore al 15%، جبکہ per il Regno Unito il tetto sarà del 10%, a condizione che le componenti e le tecnologie critiche rispettino i requisiti di origine fissati dagli Stati Uniti.
L’ordine arriva inoltre dopo che Washington aveva già limitato l’accesso al mercato statunitense dei nuovi modelli di produttori cinesi. A dicembre la Federal Communications Commission aveva infatti bloccato le nuove autorizzazioni necessarie alla commercializzazione di droni e componenti provenienti da Paesi considerati avversari.
Il caso Dji e la battaglia sulla sicurezza dei dati
Al centro dello scontro resta Dji, il maggiore produttore mondiale di droni e una presenza dominante anche sul mercato commerciale americano. L’azienda cinese ha contestato le restrizioni adottate dagli Stati Uniti e a febbraio ha avviato un’azione legale contro la decisione della Fcc di impedire l’autorizzazione di nuovi modelli e componenti. Dji sostiene che i propri prodotti non rappresentino un rischio per la sicurezza. In una lettera inviata ai parlamentari statunitensi a maggio, l’azienda ha riferito che una verifica condotta da una società americana di cybersecurity non avrebbe trovato “alcuna prova di trasmissione di dati al di fuori degli Stati Uniti”, né “backdoor o meccanismi di accesso remoto non autorizzato”.
Washington mantiene però una valutazione opposta. Nell’ordine firmato da Trump si afferma che alcuni droni e componenti di provenienza estera possono presentare rischi informatici perché il software installato può consentire l’invio di dati al produttore in un altro Paese, con la possibilità che tali informazioni vengano sfruttate dalle autorità locali.
Washington punta a riportare la produzione negli Usa
I dazi rappresentano soltanto una parte della strategia. Trump ha autorizzato il Dipartimento del Commercio a creare un programma di incentivi all’onshoring, destinato alle aziende che investiranno in nuovi impianti statunitensi per produrre droni e componentistica. Le imprese con progetti approvati potranno ottenere agevolazioni tariffarie sull’importazione dei componenti e delle apparecchiature necessarie durante la costruzione degli stabilimenti, purché assumano impegni precisi sull’espansione della capacità produttiva americana.
La Casa Bianca punta così a intervenire contemporaneamente su commercio, sicurezza e politica industriale. Secondo l’amministrazione, l’attuale dipendenza da motori, batterie agli ioni di litio, sistemi elettronici e altre componenti prodotte all’estero costituisce una vulnerabilità strategica, soprattutto in caso di crisi geopolitiche o conflitti.
