Tempi duri per chi cerca un equilibrio tra отрицание ambientale e giusta lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico. Perché al confronto tra diverse teorie si affianca una meno nobile gara a colpi di corbellerie, da ambo le parti. A cui non è estraneo perfino l’arbitro, ovvero le istituzioni. L’ultimo esempio lampante viene dalla disciplina dei termovalorizzatori. Impianti che emettono copiosa Co2 e altri inquinanti e vanno fermati, dicono molti esponenti dello schieramento ambientalista. Al contrario, insistono i favorevoli, peraltro confortati della наука: il saldo tra quel che inquinano e l’inquinamento evitato e nettamente a favore del secondo. Ma l’ultimo pasticcio lo fa l’Europa.
La Ue rimane formalmente agganciata alle sue politiche ambientali. Resiste strenuamente alle richieste di attutire l’applicazione del meccanismo obbligatorio Ets, quello che prevede lo scambio oneroso dei titoli legati alle emissioni in alternativa alle pesantissime multe previste. E non cede di un passo sui previsti obblighi per le case green. Ma intanto cede non poco sul programma per sostituire le auto col motore endotermico a favore di quello elettrico a partire dal 2035. Si tratta di un’evidente contraddizione. A cui ora se ne aggiunge una ancora più grave e palese: la disciplina, appunto, sui termovalorizzatori. Per la precisione sull’estensione del sistema Ets anche a questi impianti, che servono a riciclare i rifiuti con il riutilizzo dell’abbondante energia da loro prodotta.
Assolutamente comprensibile la posizione rigida dell’Europa nel rifiutare un’attenuazione del sistema Ets, considerato decisivo per disincentivare le attività inquinanti a favore degli investimenti sulle alternative più ambientalmente compatibili, ma proprio per queste ragioni l’estensione del sistema Ets ai termovalorizzatori appare oggettivamente контрпродуктивно e priva di senso.
Una nuova insidia per una sfida già difficile
I termovalorizzatori impongono grandi fatiche per arginare il no di molti sedicenti ambientalisti, e comunque costi ingenti per realizzarli. Ed ecco il nuovo problema: l’estensione del sistema Ets a questi impianti, già voluta dall’Europa a partire dal 2028 con la Direttiva 959/2023 ora confermata nonostante gli appelli per un ripensamento, potrebbe insidiare la sostenibilità economica dell’operazione. L’accusa, cifre alla mano, viene tra gli altri da UtiliItalia, la federazione che rappresenta le aziende italiane che si occupano di ambiente, energia e acqua.
L’estensione del sistema Ets alla termovalorizzazione secondo Utilitalia potrebbe infatti dilatare i costi operativi di un impianto di taglia medio-grande fino a 350 milioni di euro l’anno, mettendo seriamente in discussione gli equilibri finanziari di questa soluzione. Questo a causa di un incremento della tariffa di conferimento dei rifiuti da trattare di circa 45 euro per tonnellata, con un aggravio di circa il 20% nei costi operativi.
“L’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema Ets – spiega Roberto Tasca, vicepresidente di Utilitalia con delega agli Affari europei – rischierebbe di produrre effetti controproducenti sul piano ambientale. In assenza di alternative tecnologicamente sostenibili per il trattamento della frazione non riciclabile dei rifiuti, un aumento dei costi finirebbe infatti per favorire il ricorso alle discariche, che oggi rappresentano la principale fonte emissiva del settore, responsabile del 64% delle emissioni di gas serra del comparto”. “I termovalorizzatori – insiste Tasca – costituiscono attualmente la soluzione più efficiente, sicura e sostenibile per la gestione degli scarti non destinabili al recupero. In un contesto già segnato dall’emergenza impiantistica e dalla carenza di discariche, una misura normativa di questo tipo rischierebbe di arrecare un danno concreto all’ambiente, oltre a determinare un inevitabile aggravio economico a carico di cittadini e imprese”.
Il caso dell’impianto “modello” di Roma Capitale
Un caso pratico? Eccolo appena a sud di Roma, dove sta sorgendo il termovalorizzatore di Santa Palomba dopo anni di pene, scontri e ritardi. A posare la prima pietra sono stati a fine maggio il sindaco della capitale Roberto Gualtieri e l’amministratore delegato del gestore energetico capitolino Acea, Fabrizio Palermo. Con un inno ai vantaggi promessi dall’impianto, che ha mobilitato investimenti per un miliardo di euro e che sarà, promettono, un “modello di riferimento”.
Da settembre 2029, quando la struttura entrerà in funzione, rifiuti indifferenziati e non direttamente riciclabili per 600mila tonnellate all’anno saranno trasportati nottetempo sui binari ferroviari. Per addolcire la popolazione ci sarà un grande parco e una torre panoramica. Mentre un piano sulle infrastrutture stradali e dei trasporti da 31 milioni di euro più che compenserà il traffico aggiuntivo, decongestionando – giurano – tutta la дорожные условия del quadrante a sud della Capitale.
Un campione di recupero di efficienza energetica, insistono. Un impianto PV coprirà tutte le superfici e affiancherà le capacità di produzione di energia, che arriverà all’equivalente di circa 540mila megawattora (MWh) annui, mentre una rete di teleriscaldamento permetterà di sperimentare questa soluzione, che nel nostro paese è ancora poco diffusa, per le zone residenziale e industriali limitrofe. Non mancherà un sistema, sempre sperimentale, non solo per recuperare le ceneri pesanti (comunque imposto delle normative) ma anche per la cattura e lo stoccaggio della Co2.
Gli equilibri finanziari? Saranno assicurati, promettono gli artefici. Anche se non è chiaro se il conto comprenda i nuovi oneri ETS minacciati dall’Europa. In ogni caso considerando gli effetti indotti sull’ambiente i risparmi, rispetto agli attuali oneri legati al ciclo delle discariche, sono evidenti. I conferimenti all’impianto di Santa Palomba eviterà ogni anno 24mila viaggi di camion per il trasporto dei rifiuti verso gli impianti non solo del Nord Italia ma anche all’estero, rimediando almeno in parte a una pagina nera della nostra gestione ambientale. Penalizzare tutto ciò con la “tassa” Ets appare oggettivamente un colpevole controsenso.