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UE: Eis por que o Fundo de Segurança não pode ser "reservado", como disse o Ministro Tajani.

FIRSTonline ha interpellato alcuni esperti delle relazioni internazionali e della difesa, che spiegano cosa sta cambiando per l’industria tecnologica e militare con lo strumento d’azione Security Action For Europe

UE: Eis por que o Fundo de Segurança não pode ser "reservado", como disse o Ministro Tajani.

Quando nel marzo del 2025 la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, lanciò all’interno del Piano Rearm Europe (poi ribattezzato Readness 2030) lo strumento d’azione Safe (Security Action For Europe), scommise molto su una massiccia partecipazione italiana ai progetti europei di difesa per le grandi capacità delle nostre imprese del settore.

Dopo avere utilizzato l’anno scorso 15 miliardi di prestiti agevolati, ora in grande ritardo, il Governo italiano per voce del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia di avere “prenotato” i 14,9 miliardi precisando che ne utilizzerà non più di 6-7 miliardi dei 15 previsti entro l’anno. Dichiarazioni che hanno provocato smarrimento e preoccupazione da parte dell’esecutivo comunitario. In effetti si tratta di fondi che non si “prenotano” poiché la Ue che mette a disposizioni degli stati membri prestiti da 150 miliardi a tasso agevolato con scadenza a 45 anni e con un “grace period” (periodo di tolleranza) di dieci anni.

Ecco che cosa prevede lo strumento Security Action for Europe

Safe sostiene gli appalti di prodotti per la difesa dai missili e dalle munizioni ai droni, dalla difesa aerea alla sicurezza cibernetica, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla mobilità militare. I contratti di appalto devono garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell’Ucraina o di paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo e dell’Associazione europea di libero scambio: Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Al di fuori dell’Ue, possono partecipare agli appalti comuni Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito, previo via libera delle istituzioni comunitarie.

Bruxelles chiede maggiore chiarezza all’Italia perchè ha fretta di chiudere tutti i contratti con i 18 paesi che hanno visto l’approvazione delle richieste di prestito (per i 16 miliardi dell’Ungheria è ancora in atto la valutazione) per stabilire entro l’autunno se le risorse non spese possano essere riallocate entro la scadenza del 31 dicembre, quando la finestra per richiedere il finanziamento si chiuderà.

Atualmente sono 19 gli stati che hanno presentato domanda di finanziamento: si va dai 43 miliardi chiesti dalla Polonia, cui segue la Romania con 16 miliardi, la Francia con 15 miliardi fino ad arrivare a importi piu’ piccoli come il miliardo chiesto dalla Spagna. Tra i Paesi che non hanno fatto richiesta risulta per esempio la Germania perchè i solidi conti pubblici e l’elevato rating AAA consentono di indebitarsi sui mercati a tassi più convenienti rispetto a quelli applicati dei prestiti. I primi pagamenti sono già partiti per Polonia, Cipro, Croazia, Lituania e Grecia.

Varsavia lo scorso 29 maggio ha già visto l’erogazione di 6,6 miliardi di euro (pari al 15% della richiesta) che andranno a finanziare 139 progetti, tra cui la produzione di batterie anti droni che saranno realizzati insieme alla Norvegia. La Grecia ha ricevuto pochi giorni fa un primo pagamento di 118 milioni di euro (su 787 richiesti); la Lituania ha incassato 956 milioni di euro (la richiesta e’ di 6,375 miliardi) e Cipro 177,2 milioni (su una richiesta complessiva di 1,18 miliardi) milioni e la Croazia 255 milioni di euro su 1,7 miliardi richiesti.

L’ambasciatore Benassi a FIRSTonline: “Parlare di prenotazione è improprio”

“Parlare di prenotazione per i fondi Safe è quantomeno improprio” spiega a FIRSTonline l’ambasciatore Piero Benassi, già rappresentante italiano presso la Ue. “Una scarsa conoscenza dei meccanismi europei – aggiunge Benassi – rischia di penalizzare il nostro Paese il cui governo sembra piu’ che mai diviso tra i suoi alleati sui finanziamenti alla difesa”.

Nello stesso tempo è l’intera l’industria della difesa europea sollecitata alle sfide imposte dalla crisi ucraina e da quella in Medio Oriente che si sta modificando rapidamente come spiega l’ex presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo attuale presidente di Avio Solution che produce un elicottero innovativo G250 Eagle, presidente di Sealight Technologies di Varese e più recentemente presidente del Polo nazionale droni. Le piccole realtà, dice Pontecorvo, stanno crescendo rapidamente anche al di fuori dei grandi consorzi sviluppando tecnologie di punta.

L’ad di Rheinmetall Italia a FIRSTonline: “Sta cambiando il paradigma”

Trasformazioni nell’industria della difesa che stanno indicando nuove direttrici di sviluppo come spiega a FIRSTonline l’ad di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani. “Stiamo assistendo – osserva Ercolani – a cambiamento di paradigma tra domanda e offerta, uno sbilanciamento sulla seconda con una forte pressione sull’industria per soddisfare elevati capacità produttive, standard di qualità (per il reale campo di battaglia) e tempi di consegna ridotti di un fattore superiore al 50%. Il contesto europeo ha reagito bene, con le industrie della difesa che hanno conquistato spazio sui mercati con valori di capitalizzazione in netta crescita rispetto al passato”. Numerose aggregazioni e consorzi secondo l’ ad di Rheinmetall Italia stanno plasmando l’idea di una difesa comune (GCAP, JV Leonardo Rheinmetall, KNDS) e al tempo stesso “stanno emergendo piccole-medie realtà in grado di soddisfare un modello di offerta che riduce i tempi di consegna con costi sostenibili”. 

Le due principali crisi sul fianco Est europeo ed in Medio Oriente hanno dimostrato, dice sempre Ercolani, che la sostenibilità economica “rimane uno dei fattori fondamentali per gli esiti finali. Aziende in grado di soddisfare i nuovi requisiti sul campo di battaglia in tempi brevi e con costi sostenibili hanno interessanti prospettive di crescita. La dimensione tecnologiche relative a droni, missili, satelliti, comunicazioni e AI stanno offrendo spazi di sviluppo non solo ai grandi player ma a tutte le realtà in grado di sviluppare tecnologie con nuovi modelli di Business”. Due punti di osservazione sulla filiera italiana riguardano, precisa Ercolani, la parte investimenti e l’accesso al credito, “aspetti necessari per implementare un modello di offerta che riduce i tempi e aumenta la capacità produttiva”. 

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