Era il 2000 l’anno in cui nei cinema uscì “आयलैंड Brockovich – La forza della verità”, il film di Steven Soderbergh che valse l’Oscar alla sua protagonista, जूलिया रॉबर्ट्स, ma che soprattutto fece conoscere al mondo la storia dell’assistente legale e attivista, che negli anni è diventata l’emblema di una moderna eroina, capace con pochi mezzi di affrontare multinazionali che in nome dei profitti calpestano ambiente, ditti e salute. Una “Davide” bionda e tenace che combatte contro i “Golia” di turno. Nel linguaggio anglosassone “to Erin Brockovich” è diventato addirittura un verbo che significa “indagare e poi difendere una causa senza mai arrendersi”, spiega la rivista statunitense अटलांटिक।
Oggi Erin Brockovich ha 66 anni, qualche mezzo e molta notorietà in più rispetto agli albori e continua a fare l’attivista. Negli ultimi mesi ha deciso di concentrarsi su un’altra grande causa: i data center, enormi stabilimenti che stanno sorgendo come funghi negli Stati Uniti e non solo e che servono a far funzionare i sistemi di कृत्रिम होशियारी।
Erin Brockovich e la mappa dei data center
Negli Usa, in particolare, la situazione sta diventando sempre più delicata e le proteste in giro per il Paese sempre più accese. Lo scorso 27 aprile Brockovich ha quindi pubblicato un appello sul suo sito web, chiedendo a chiunque fosse preoccupato per un data center costruito vicino alla propria abitazione di mettersi in contatto con lei. In poco più di due mesi sono arrivate oltre 7mila segnalazioni, a partire dalle quali l’attivista ha creato una mappa dei principali data center dedicati all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, inserendovi sia quelli già operativi che quelli in costruzione e sovrapponendovi i luoghi da cui arrivavano le segnalazioni dei cittadini. Attualmente risultano 33 data center operativi, 68 in costruzione e 41 in progettazione. Molti di questi stabilimenti si estendono per ettari e sono sorti dall’oggi al domani all’insaputa delle comunità locali, spesso messe di fronte al fatto compiuto, in barba a qualsiasi tipo di trasparenza.

Nelle mail che riceve ogni giorno, Brockovich vede montare la preoccupazione dei cittadini che si chiedono perché non siano stati informati e cosa accadrà in futuro. “Gli sviluppatori dei data center spesso stipulano accordi di riservatezza con le autorità locali, rendendo impossibile capire perché questi progetti siano stati approvati senza studi di impatto ambientale o senza il coinvolgimento dei residenti”, racconta Brockovich in una lunga intervista al अभिभावक. E se qualche ente locale decide di fermarsi, ascoltando le proteste dei residenti, viene portato in Tribunale con richieste di risarcimento a otto zeri. “Nessuno è in grado di reggere una causa del genere”, spiega l’attivista.
एक उदाहरण है हिल काउंटी, in Texas, dove i commissari della contea, colti di sorpresa dalla veemente opposizione dei cittadini alla costruzione di un data center, hanno votato una moratoria di un anno per sospendere i lavori. In risposta, gli sviluppatori hanno reagito chiedendo un risarcimento di 100 milioni di dollari e, secondo il टेक्सास ट्रिब्यून, la contea è stata costretta per fare marcia indietro.
Finora sono 79 amministrazioni comunali sparse in giro per gli Stati Uniti che hanno approvato moratorie, ma molte sono state immediatamente trascinate davanti a un giudice. Sospensioni temporanee sono state approvate in Georgia, Maryland, Michigan e South Carolina, जबकि में मेन una moratoria è stata bloccata dal veto del governatore.
Tutti i problemi dei data center
“Questa non è una storia sull’intelligenza artificiale”, precisa Brockovich al अभिभावक. Il vero problema, dice, sono gli enormi data center che vengono costruiti per ospitare l’immensa potenza di calcolo richiesta dall’Ia. Strutture, spiega ancora, che occupano “centinaia e centinaia di acri” e hanno un impatto ambientale e sociale enorme.
Uno dei problemi principali riguarda lo sfruttamento delle risorse idriche. Secondo un’analisi del quotidiano britannico, due terzi degli stabilimenti previsti negli Usa sorgeranno in aree già colpite dalla siccità. I più grandi possono consumare fino a 5 milioni di galloni d’acqua al giorno (18 milioni di litri) per il raffreddamento, una quantità equivalente al consumo medio giornaliero di 50.000 लोग Per non parlare dell’elevatissimo ऊर्जा की खपत, dei rifiuti elettronici che questi impianti producono, dell’ inquinamento visivo e acustico: luci sempre accese e ronzii continui, ventiquattr’ore su ventiquattro, che oltre a far scappare la fauna locale, rendono la vita impossibile a chi risiede nei dintorni.
E poi c’è l’impatto sul portafogli: i cittadini che abitano nelle aree in cui sono sorti i primi data center stanno sperimentando rincari salatissimi sulle bollette elettriche e idriche. “Le persone mi segnalano aumenti vertiginosi delle bollette”, racconta Brockovich, citando un residente la cui bolletta dell’acqua è passata da 22 से परे 350 अमेरिकी डॉलर प्रति महीने।
L’incredibile storia di Erin Brockovich e la storica causa contro PG&E
Nel corso della sua lunga attività, Erin Brockovich ha già affrontato diversi giganti senza mai arrendersi. E non ha intenzione di farlo neanche adesso che davanti ha enormi stabilimenti dietro ai quali si nascondono, silenti e anonimi in molti casi, i colossi tecnologici a stelle e strisce.
La sua storia, d’altronde, parla per lei. E per chi non l’avesse sentita, c’è anche un bellissimo film che l’ha raccontata. Era il 1993 l’anno in cui, da semplice assistente in uno studio legale, costruì la causa contro la प्रशांत गैस और इलेक्ट्रिक (PG&E), accusata di aver contaminato con cromo esavalente le acque della cittadina di Hinkley, in California, provocando tumori e altre gravi malattie ai residenti. Tre anni dopo, a seguito della battaglia capeggiata da Brockovich e da Ed Masry, il colosso dell’energia è stato costretto a pagare un risarcimento di 333 milioni di dollari ai circa 600 residenti di Hinkley. Una cifra altissima per l’epoca.
Da allora, Brockovich non ha mai smesso di occuparsi di difesa dell’ambiente e di ascoltare le comunità che le segnalano problemi. Di recente, si è concentrata sui Pfas, composti chimici di sintesi utilizzati per rendere i prodotti resistenti all’acqua, ai grassi e alle macchie e associati a numerosi problemi di salute come disturbi della fertilità e alcuni tipi di tumore.
Adesso tocca ai data center. E non solo a quelli statunitensi. L’attivista è stata contattata anche da persone residenti in Australia, India, Scozia e Irlanda. “È una questione che riguarda l’intero pianeta”, spiega ancora al अभिभावक. “È qualcosa di enorme. Per affrontarlo serve coraggio, il coraggio di farsi avanti. E non è facile quando ti trovi contro forze che hanno tutto il denaro, tutta l’intelligenza e tutta la capacità tecnologica del mondo. Tra l’altro sto diventando troppo vecchia per tutto questo”, conclude sorridendo, convinta però che anche questa sfida, alla fine, possa essere vinta. D’altronde il significato del verbo che porta il suo nome parla chiaro: “To Erin Brockovich”, ovvero difendere una casa senza mai arrendersi.
