La riforma delle telecomunicazioni europee entra nel vivo e, insieme al dibattito politico, si intensificano anche le analisi sugli effetti che il futuro डिजिटल नेटवर्क अधिनियम (डीएनए) potrebbe produrre sull’intero ecosistema digitale. A sollevare interrogativi è uno studio indipendente realizzato dall’esperto di telecomunicazioni Benoit Felten प्रति CCIA Europe (Computer & Communications Industry Association), che analizza le disposizioni della proposta legislativa dedicate all’interconnessione IP, individuando una serie di possibili criticità che, secondo l’autore, potrebbero modificare gli equilibri che hanno sostenuto lo sviluppo di Internet negli ultimi decenni.
Il report sottolinea come le valutazioni espresse siano esclusivamente riconducibili all’autore e non rappresentino necessariamente la posizione di CCIA Europe. L’obiettivo dell’analisi è offrire un contributo tecnico al confronto istituzionale attualmente in corso tra Parlamento europeo e Consiglio sulla proposta presentata dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026.
Un’infrastruttura invisibile che sostiene tutta l’economia digitale
Alla base del funzionamento di Internet esiste un sistema di accordi tecnici e commerciali noto come IP Interconnection, grazie al quale migliaia di reti appartenenti a operatori differenti possono scambiarsi dati in modo continuo. Ogni video in streaming, ogni pagamento digitale, ogni applicazione cloud o servizio online dipende da questo meccanismo di cooperazione.
Lo studio ricorda come questo modello si sia sviluppato attraverso accordi volontari tra operatori, senza la necessità di una regolazione specifica. Il traffico Internet viene instradato principalmente attraverso tre strumenti: il पारगमन, che garantisce la connessione con l’intera rete mondiale; il झाँक रहा, cioè gli accordi diretti tra reti che scelgono di interconnettersi per reciproco vantaggio; e le सामग्री वितरण नेटवर्क (सीडीएन), infrastrutture distribuite che avvicinano i contenuti agli utenti finali riducendo latenza e congestione della rete. Secondo l’analisi, proprio questo sistema ha consentito di sostenere la crescita dell’economia digitale garantendo efficienza, resilienza e qualità dei servizi.
Il report richiama inoltre precedenti valutazioni del BEREC e dell’European Parliamentary Research Service, secondo cui il mercato dell’interconnessione IP funziona in modo sostanzialmente competitivo e non presenta evidenze di criticità tali da richiedere un intervento regolatorio strutturale.
I due punti del Digital Networks Act sotto osservazione
L’analisi concentra l’attenzione su due disposizioni della proposta di regolamento. La prima riguarda 9 आलेख, che ridefinisce il regime di autorizzazione generale. Secondo Felten, la formulazione proposta amplia significativamente la platea dei soggetti potenzialmente interessati dagli obblighi regolatori, includendo non soltanto gli operatori di telecomunicazioni ma anche una vasta gamma di attori dell’economia digitale, come Content Delivery Network, Internet Exchange Point, servizi cloud, operatori di data center, piattaforme digitali, reti private e altri fornitori di servizi della società dell’informazione.
La seconda disposizione riguarda invece gli articoli 191-193, che introducono un nuovo meccanismo di conciliazione tra operatori di reti di comunicazione elettronica e altri soggetti economici. L’obiettivo dichiarato della Commissione europea è favorire la cooperazione e la risoluzione delle eventuali controversie commerciali. Lo studio osserva però che il mercato dell’interconnessione ha finora trovato un proprio equilibrio attraverso negoziazioni volontarie e richiama le valutazioni del BEREC, che non individuano disfunzioni strutturali tali da giustificare un intervento regolatorio di questo tipo.
Il timore di un ampliamento degli obblighi regolatori
Secondo il report, l’estensione del regime autorizzatorio potrebbe comportare un aumento degli adempimenti amministrativi e degli obblighi di conformità per numerosi operatori digitali, con il rischio di sovrapposizioni rispetto a normative europee già esistenti, come la direttiva एनआईएस2 o il regolamento डोरा.
L’autore ritiene inoltre che l’attuale formulazione possa creare un’incertezza interpretativa sul perimetro effettivo della disciplina, lasciando ampi margini alle autorità nazionali nell’individuazione dei soggetti sottoposti alle nuove regole. Una situazione che, sempre secondo l’analisi, potrebbe tradursi anche in una frammentazione dell’applicazione normativa tra i diversi Stati membri.
Le possibili ricadute economiche sull’intero ecosistema digitale
Una parte consistente dello studio è dedicata agli effetti economici che potrebbero derivare dalle nuove disposizioni. Secondo Felten, un incremento dei costi regolatori per soggetti come CDN, provider cloud, operatori di data center e fornitori di servizi digitali rischierebbe di propagarsi lungo tutta la filiera. Le Content Delivery Network rappresentano oggi un’infrastruttura fondamentale per distribuire contenuti in modo efficiente e ridurre il traffico sulle reti. Un eventuale aumento dei loro costi operativi potrebbe riflettersi sulle migliaia di imprese che utilizzano queste infrastrutture e, indirettamente, sui prezzi pagati dagli utenti finali.
Lo studio richiama inoltre il ruolo ormai centrale delle reti digitali per servizi cloud, piattaforme collaborative, intelligenza artificiale, telemedicina, sistemi industriali connessi e servizi finanziari. Qualsiasi modifica agli attuali equilibri dell’interconnessione, sostiene l’autore, potrebbe quindi incidere sull’intero processo di trasformazione digitale delle imprese europee.
Dal punto di vista tecnico, il report osserva che oggi gli accordi di interconnessione vengono definiti sulla base di criteri di efficienza, qualità del servizio e ottimizzazione del traffico. Un maggiore intervento regolatorio potrebbe invece influenzare queste scelte, con possibili effetti sulla latenza, sulla flessibilità dell’instradamento dei dati e, più in generale, sulla capacità delle reti di adattarsi rapidamente alla crescita della domanda di connettività.
Il confronto con gli studi precedenti
Per sostenere le proprie conclusioni, il report richiama anche due precedenti analisi realizzate da Plum Consulting nel 2024 e nel 2025, dedicate rispettivamente all’estensione del quadro regolatorio europeo e agli effetti di eventuali meccanismi obbligatori di risoluzione delle controversie nell’interconnessione IP.
Secondo Felten, queste ricerche convergono nel ritenere che l’attuale modello di interconnessione abbia favorito innovazione, concorrenza e crescita dell’economia digitale, mentre l’introduzione di nuovi obblighi regolatori potrebbe aumentare costi e incertezza senza che vi siano prove di un effettivo malfunzionamento del mercato. Lo studio osserva inoltre che la documentazione di accompagnamento alla proposta della Commissione europea non presenta evidenze quantitative che dimostrino un fallimento sistemico dell’attuale modello di interconnessione.
Le proposte avanzate dal report
Nelle conclusioni, l’autore suggerisce alcune modifiche puntuali al testo del Digital Networks Act. Tra queste, una definizione più precisa dei soggetti sottoposti al regime di autorizzazione generale, con l’esclusione esplicita delle reti private e delle Content Delivery Network, oltre alla verifica della possibilità di perseguire gli obiettivi di sicurezza e resilienza attraverso strumenti normativi già esistenti.
के बारे में il meccanismo di conciliazione previsto dagli articoli 191-193, lo studio propone la sua eliminazione oppure, in alternativa, la soppressione della clausola che potrebbe consentire in futuro di trasformare l’attuale sistema volontario in un meccanismo obbligatorio.
Secondo Felten, il confronto legislativo in corso rappresenta l’occasione per approfondire gli effetti delle nuove disposizioni e trovare un equilibrio tra gli obiettivi di competitività, sicurezza e resilienza perseguiti dalla Commissione europea e la salvaguardia di un modello di interconnessione che, secondo le analisi richiamate, ha sostenuto finora lo sviluppo dell’economia digitale europea.
