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EU: Ceuta a stress test on migration policies. Solidarity with Spain and no risk to Schengen

Il vertice straordinario dei ministri della Giustizia e degli Affari Interni della Ue chiesto da Italia e Danimarca non ha prodotto l’effetto sperato dal governo Meloni di strumentalizzare la crisi nell’exclave spagnola in Marocco

EU: Ceuta a stress test on migration policies. Solidarity with Spain and no risk to Schengen

E fallito miseramente il tentativo da parte dei Governi dell’Italia e della Danimarca di utilizzare la crisi dei migranti nell’exclave spagnola di Ceuta a puri scopi di politica interna.

Il vertice straordinario dei ministri della Giustizia e degli Affari Interni della Ue chiesto in una lettera, firmata da 22 Paesi europei con Italia e Danimarca capofila (senza Spagna, Francia, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda), si è concluso ieri con una piena solidarietà al Governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez per a gestione della crisi che non ha mai messo a rischio lo spazio Schengen. Nessun decisione, per ora, sugli hub in Paesi terzi per i rimpatri degli immigrati irregolari, tema che verrà discusso al prossimo Consiglio europeo di ottobre.

Dal Consiglio Ue solidarietà a Sanchez: “Continuare a combattere il traffico di migranti”

Dal Consiglio “è emersa una visione condivisa sulla necessità di continuare a combattere senza tregua il traffico di migranti, di potenziare i rimpatri, di rafforzare le frontiere dell’Ue, di instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione”. I ministri hanno sottolineato che “la comunicazione dovrebbe essere più coordinata e più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione delle informazioni e nelle interferenze dall’estero”.

Innanzi tutto le cifre: i migranti entrati a Ceuta sono stati complessivamente 72.000, di questi 70.000 sono già tornati in Marocco. In mare sono stati recuperati finora 75 corpi di persone annegate. Nessun migrante ha raggiunto la Spagna da Ceuta e i ministri Ue hanno riconosciuto che non ci sono stati movimenti di migranti verso la Spagna continentale dopo il massiccio afflusso a Ceuta.

Ue: nessuna violazione di Schengen, in arrivo finanziamenti a Madrid

Il commissario Ue alle migrazioni Manfred Brunner ha confermato che non c’è stata nessuna violazione dello spazio Schengen e che il Governo spagnolo potrà contare su finanziamenti per rafforzare i controlli alle frontiere. Brunner ha detto di comprendere la posizione dell’Italia “perché le persone sono preoccupate. È anche per questo che il codice frontiere di Schengen prevede alcune clausole di salvaguardia. Credo che quando sono state discusse queste misure da parte dell’Italia – ha aggiunto Brenner – la situazione fosse diversa ma negli ultimi giorni si è evoluta e allora non era chiaro che cosa stesse realmente accadendo. Ma ora la situazione è cambiata e sappiamo che le persone sono state rimpatriate. E’ una buona notizia che quanto accaduto alla nostra frontiera esterna europea sia sotto controllo”.

Secondo Brunner Ceuta è stato uno “stress test per l’Unione, per la resilienza europea e per la sicurezza elle frontiere esterne”. La Ue, ha poi detto Brunner, è pronta a offrire alla Spagna “assistenza anche finanziaria d’emergenza” per rafforzare la vigilanza sul confine esterno dell’Unione a Ceuta. Secondo il commissario a Madrid potrebbero arrivare 28 milioni aggiuntivi rispetto ai finanziamenti già previsti. Sulla questione della regolarizzazione degli immigrati decisa dalla Spagna (ben prima degli avvenimenti di Ceuta), una mossa che il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva definito “una scelta pericolosa per tutta l’Unione europea”, il commissario Brunner, pur ricordando che la materia rientra nelle competenze degli Stati membri, non ha potuto far altro che commentare: “Sicuramente non è un buon segnale per il resto d’Europa”.

Piantedosi: “Chiudere le frontiere non è stata una decisione contro la Spagna”

Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha voluto chiarire “in modo netto che la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime non è in alcun modo una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner”. Bensì “una scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi”.

Il ministro degli interni spagnolo, Fernando Grande Marlask, ha negato che siano state espresse critiche a Madrid e ha ribadito il no del suo governo a centri di accoglienza in Paesi terzi. Ha anche affermato di “ritenere assolutamente superflua e sproporzionata l’azione intrapresa dall’Italia”, che ha sospeso l’area Schengen, chiedendo che “i controlli (alla frontiera) vengano revocati immediatamente perché l’area Schengen non è mai stata in pericolo”. Secondo il ministro “non sussisteva alcun rischio di movimenti secondari, dato che Ceuta ha un regime speciale e nessuno lascia Ceuta senza essere stato controllato”.

Il ministro francese: “Schengen non è il problema ma la soluzione”

I pericoli, ha sottolineato, semmai arrivano da altre aree: “Di recente abbiamo registrato movimenti secondari in Spagna non attraverso il Mediterraneo ma da Est”. La prontezza della risposta spagnola è stata sottolineata anche dalla Danimarca. “Sono molto soddisfatto che la Spagna abbia agito rapidamente, in particolare con il dispiegamento di polizia ed esercito, e che molti migranti siano già tornati in Marocco”, ha riconosciuto il ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione, danese Morten Bodskov.

“Tuttavia – ha aggiunto – gli eventi dimostrano che è assolutamente fondamentale avere il controllo delle frontiere dell’Ue”. Il ministro dell’Interno francese, Laurent Nuñez, ha spiegato che lo spazio Schengen “non è il problema”, ma “la soluzione”. Tutti i ministri europei, ha spiegato, “hanno deplorato il fatto che, dopo la diffusione delle immagini” della crisi di Ceuta, “si siano verificate diverse interferenze informative da parte di Stati stranieri che hanno utilizzato queste immagini per criticare la politica di gestione della migrazione dell’Unione europea, cercando di dividere gli Stati membri”.

Spagna e Francia contrari ai Centri per i rimpatri

Resta il nodo dei Centri per i rimpatri nei Paesi terzi, sui cui la Spagna e Francia, tra gli altri, continuano a dirsi contrari. “Cinque, anzi sei Stati membri stanno lavorando insieme per discutere con Paesi terzi la creazione di centri di rimpatrio”, ha affermato il commissario Ue Brunner, aggiungendo però che questa “è una scelta legittima che spetta agli Stati membri che intendono procedere in questa direzione”.

Infine secondo una fonte del Governo marocchino “sono stati fermati 160.000 migranti in due anni e il Regno del Marocco ha sempre assunto pienamente le proprie responsabilità nella gestione della migrazione irregolare, investendo ingenti risorse umane, logistiche e finanziarie per il controllo dei flussi migratori e per il contrasto alle reti criminali dedite al traffico di esseri umani”. Ma il Marocco non é “né il poliziotto né il badante dell’Europa, ma un partner sovrano, e non un subappaltatore”.

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