Nemmeno la crisi dello Stretto di Hormuz, il rialzo del costo del trasporto aereo e l’apprezzamento dell’euro hanno fermato il turismo italiano. Dopo i timori della primavera, gli indicatori più recenti confermano che anche il 2026 sarà un anno di crescita per il settore, destinato a fornire un contributo positivo all’economia nazionale. A rivelarlo è l’ultima pubblicazione Congiuntura Ref dell’istituto Ref Ricerche.
Secondo Congiuntura Ref, nei primi cinque mesi dell’anno le presenze turistiche sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare la crescita è soprattutto la domanda domestica, con un incremento del 7%, mentre i flussi dall’estero sono saliti dell’1%. La spesa dei turisti stranieri, dopo il forte balzo di febbraio (+15%), ha risentito della crisi mediorientale con un calo dell’1% a marzo e del 4% ad aprile, ma già da maggio la Banca d’Italia segnala una ripresa delle presenze provenienti dai Paesi extra-Ue. Anche il clima di fiducia delle imprese turistiche è rimasto su livelli elevati fino a giugno, indicando una buona tenuta del comparto.
Un settore che vale quasi il 10% dell’economia
Il turismo rappresenta ormai una componente strutturale dell’economia italiana. Secondo le stime Istat, considerando anche gli effetti indiretti sull’indotto, l’intera filiera genera il 9,6% del Pil, una quota inferiore solo alla Spagna (12,3%) tra le grandi economie europee. Limitandosi alle attività direttamente collegate al turismo, Eurostat stima un’incidenza del 5,4% of national added value, contro il 6% della Spagna, il 3,5% della Francia e il 2,6% della Germania.
La spesa delle famiglie destinata ad alberghi e ristoranti rappresenta il 10,5% dei consumi interni, mentre considerando tutte le componenti della domanda turistica il peso sale al 16%. Il turismo, inoltre, attiva una lunga filiera che coinvolge trasporti, agroalimentare, commercio, cultura, spettacolo ed eventi.
Between 2007 and 2025 il valore della produzione di alberghi e ristoranti è aumentato di quasi il 20% a prezzi costanti, mentre il valore aggiunto è cresciuto di circa il 3%, segnale che l’espansione del settore ha generato una domanda crescente verso numerosi comparti fornitori.
Oltre 535 milioni di presenze nel 2025: leadership del Nord-Est
Nel 2025 l’Italia aveva registrato 535,5 milioni di presenze turistiche. Il 56,3% proviene dall’estero, mentre quasi la metà dei pernottamenti (46,2%) riguarda strutture extra-alberghiere. Il Nord-Est concentra il 35,5% delle presenze nazionali, seguito dal Centro (25,5%), Nord-Ovest (17,8%), Sud (12,7%) e Isole (8,4%). Tra le regioni guida spicca il Veneto, con 74,2 milioni di presenze (13,8% del totale nazionale), seguito da Lazio (61,5 milioni), Trentino-Alto Adige (60,9 milioni), Lombardia (56,7 milioni) e Toscana (55,5 milioni).
Il turismo internazionale raggiunge quote particolarmente elevate in Lazio (71,6% delle presenze), Veneto (70,7%) e Lombardia (68,1%). Dal confronto con il periodo pre-pandemico emerge una crescita particolarmente sostenuta nel Lazio (+24,2%), in Friuli-Venezia Giulia (+18,3%) e in Umbria (+19,2%), mentre il Mezzogiorno nel complesso registra ancora una lieve flessione (-0,9%).
Occupazione: oltre mezzo milione di nuovi posti
Il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’occupazione italiana. Tra il 2007 e il 2025 gli occupati nei servizi di alloggio e ristorazione sono aumentati di 582.500 unità, pari a una crescita del 43%. Nello stesso periodo le ore lavorate sono salite del 33%, contribuendo in maniera determinante all’aumento complessivo di 1,73 milioni di occupati registrato dall’intera economia italiana.
At the same time, however, la produttività del lavoro nel comparto è diminuita del 22,6%, riflettendo la diffusione di attività a minore valore aggiunto, come case vacanza e bed & breakfast. Anche le retribuzioni rimangono inferiori alla media nazionale: i salari orari nel settore risultano ormai circa il 25% più bassi rispetto alla media dell’economia.
Le imprese continuano inoltre a scontrarsi con la carenza di personale. Negli ultimi quattro trimestri il 44% delle aziende della filiera turistica ha indicato il reperimento di manodopera come principale ostacolo alla produzione, quota che sale al 54% nella sola ristorazione.
Prezzi, affitti brevi e pressione immobiliare
L’espansione del turismo ha effetti sempre più evidenti anche sul mercato immobiliare. Tra il 2019 e il 2025 i prezzi dei servizi di alloggio sono aumentati del 37% in Italia, mentre quelli del trasporto aereo sono balzati dell’85%, uno degli incrementi più elevati in Europa.
L’analisi territoriale evidenzia inoltre una forte correlazione tra intensità turistica, diffusione degli affitti brevi e crescita dei canoni di locazione. Nei grandi centri urbani il fenomeno si somma alla forte domanda abitativa. A Milano, ad esempio, l’affitto annuo di un appartamento di 100 metri quadrati assorbe quasi la metà del reddito lordo pro capite.
The nei comuni turistici la pressione è elevatissima. Venezia registra 12,9 milioni di presenze, pari a 52 turisti per ogni residente; Rimini arriva a 48, Firenze a 32 e Roma ospita oltre 50 milioni di presenze annue. Nei centri di media dimensione spiccano Jesolo con un rapporto di 210 presenze per residente, Cesenatico (137), Cervia (126) e Riccione (103). Nei piccoli comuni si raggiungono valori estremi: Limone sul Garda supera quota 1.000 presenze per abitante, davanti a Campitello di Fassa (902) e Andalo (800), confermando come il turismo rappresenti ormai un fenomeno economico decisivo ma anche una crescente sfida per la gestione del territorio.
