Sono ore convulse tra Rocca Salimbeni e Piazza Meda. Coi condizionatori accesi per trovare un po’ di refrigerio dalla quarta ondata di calore e tenere le menti fresche, manager, advisor e tecnici sono tutti alle loro scrivanie. Il lavorio è intenso e frenetico. L’obiettivo? Mettere a terra una proposta che riesca a battere l’opas da 30,6 miliardi launched by Intesa Sanpaolo su Mps, permettendo a Siena di sfuggire alla morsa costruita dal ceo Carlo Messina, atteso oggi alla presentazione dei accounts for the first semester di Ca’de Sass.
The good intentions of Banco Bpm and Mps per il momento sembrano non bastare, perché i tempi dell’annuncio stanno già slittando in avanti. Eppure il tempo potrebbe proprio essere uno dei fattori decisivi per la buona riuscita di un’operazione che ha davanti a sé ben più di un ostacolo.
Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna, numeri uno Monte dei Paschi e dell’ex Popolare di Milano, starebbero lavorando in tandem, in una sorta di prova generale di ciò che accadrà quando, se la loro operazione andrà a buon fine, diventeranno, rispettivamente, presidente e amministratore delegato della nuova entità. O almeno questo sarebbe il piano.
Ma il futuro è lontano e il presente incombe. Il duo deve innanzitutto costruire una contromossa convincente che dia un equilibrio alle nozze tra pari che pari non sono, considerando i 12 miliardi di capitalizzazione che separano il Banco dal Monte in Borsa. Poi – dato che c’è la passivity rule – deve prendere questa proposta e portarla davanti alle rispettive Assembly. Lovaglio dovrà vedersela con gli imprevedibili soci senesi, Castagna col socio forte Crédit Agricole. Il tutto tenendo ben presente che il 10 settembre è già stata fissata l’assemblea di Intesa chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’opas su Mps e che, in ogni caso, il ceo di Messina punta a chiudere la partita entro fine anno e per farlo potrebbe giocarsi anche il jolly del rilancio. Insomma l’impresa è di quelle ardue, anche se l’ultimo anno ha riservato ben più di un colpo di scena al settore bancario italiano.
Mps-Banco Bpm: spunta l’ipotesi dividendo straordinario
Mps capitalizza 35,82 miliardi di euro, Banco Bpm 23,76 miliardi. Difficile in queste condizioni parlare di merger of equals nonostante l’intenzione dei vertici di entrambe le banche sembri essere ancora quella di realizzare l’ormai celebre merger between equals che Castagna aveva proposto a inizio giugno. Una contromossa che riuscirebbe a preservare l’indipendenza e l’integrità di Mps, senza smembrarla, e a creare in parallelo il terzo grande gruppo bancario italiano accanto a Intesa e Unicredit.
Ed è proprio per rimodellare gli equilibri che, secondo Bloomberg, si starebbe cercando un modo per lasciare agli azionisti una quota di proprietà che rifletta le attuali valutazioni delle due banche. L’ipotesi ad oggi più accreditata, utile anche per competere coi 3 miliardi cash messi sul piatto da Intesa, sarebbe quella di aggiungere all’operazione una componente in contanti in the form of extraordinary dividend da distribuire ai soci Mps prima della fusione. Da dove arriverebbero i soldi? Dai 3-4 miliardi di capitale in eccesso che Mps ha a disposizione. Non verrebbe invece toccato il 13,3% delle Generali in pancia a Mediobanca che, secondo numerosi rumors, Lovaglio avrebbe voluto dismettere. Troppo complicato, soprattutto dal punto di vista politico, far digerire al mercato, agli azionisti e al governo una mossa del genere, senza contare la solita passivity rule che pende su Siena a causa dell’offerta lanciata da Intesa.
Mps-Banco Bpm: slittano i tempi della controproposta
La struttura di un’integrazione così complessa, per di più con una generosa componente cash, non può essere costruita in un giorno. Fino a due giorni fa l’intenzione di Lovaglio e Castagna pareva essere quella di presentare al mercato la loro proposta di fusione già questo weekend. Successivamente era circolata anche l’ipotesi di far coincidere i due cda sui dati semestrali attualmente in programma per il 5 (Banco Bpm) e per il 6 agosto (Mps) per un annuncio congiunto. L’operazione allo studio diventa però di giorno in giorno più complicata e potrebbero servire alcune settimane prima di arrivare a una proposta definitiva. Il problema è che i tempi sono strettissimi se si vuole battere Intesa che è già un bel pezzo avanti. Perché se è vero che i cda straordinari possono essere convocati anche con 24 ore di anticipo, è altrettanto vero che la passivity rule impone alle due banche di passare per le rispettive assemblee straordinarie, che dovranno essere convocate entro 30 giorni dall’ok dei cda. Si arriverebbe così a ridosso del 10 settembre, ovvero la data in cui è già in programma l’assise di Intesa. Da tenere in considerazione anche le tempistiche delle diverse authority, a partire dalla Bce, che dovranno esprimersi sull’operazione.
Lo scoglio assemblea e l’imprevedibilità dei soci di Mps
Ma la lista degli ostacoli è lunga e comprende anche the assembly of Monte dei Paschi che nel recente passato ha riservato al mercato ben più di una sorpresa, a partire dalla riconferma di Lovaglio precedentemente licenziato dal cda.
Ad aprire il manager era riuscito a farcela soprattutto grazie al supporto di Dolphin, primo azionista del Monte con il 17,5% del capitale, e di Bpm bank (3,7%). Stavolta però Piazza Meda, essendo parte in causa, non potrà votare, mentre i vertici della holding della famiglia Del Vecchio vedrebbero di buon occhio l’offerta di Intesa per i benefici che potrebbe generare sul valore della partecipazione. Simile sarebbe anche il giudizio dei large funds presenti nel capitale di Mps, mentre considerando i recenti dissapori tra Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone, l’adesione di quest’ultimo con il suo 13,5% di Siena all’offerta di Ca’ de Sass viene da molti data per scontata.
Insomma, per Lovaglio la strada è in salita, con una pendenza degna dell’Alpe d’Huez. Ma, il passato insegna, non sarebbe la prima volta che il numero uno di Mps riserva al mercato un coup de théâtre.
L’ostacolo Crédit Agricole
Se Lovaglio avrà il suo bel da fare, nemmeno Castagna potrà starsene con le mani in mano. Da convincere c’è il primo socio Crédit Agricole, che ha in mano una quota che sfiora il 30% del Banco. Servono quindi delle compensazioni, e pure belle grosse, perché i francesi accettino la diluizione che emergerebbe con la nascita della nuova entità. Sul piatto ci sarebbero diverse proposte: ai francesi potrebbero andare gli eventuali sportelli da cedere per rispettare le regole Antitrust, senza contare che nel 2027 scadranno gli accordi tra Mps e Axa e anche questo fronte, Generali permettendo, potrebbe essere oggetto di trattativa. Sul piatto ci sarebbe poi il controllo di una tra Agos o Anima.
I colloqui tra le parti sarebbero già in corso e a Roma le orecchie sono tese: sia perché, se l’operazione riuscirà, i francesi possederanno tra il 10 e il 15% dell’ormai celebre terzo polo, sia perché proprio Anima, che ha in pancia una larga fetta di risparmio italiano, era stata uno dei quattro motivi che avevano spinto il Governo ad imporre il golden power all’offerta lanciata da Unicredit sul Banco. “A Piazza Gae Aulenti no, ma alla Banque Verte sì?” sarà la domanda che in molti si porranno se l’Esecutivo dovesse tacere.
L’incognita Procura di Milano
C’è infine un’ ultima incognita che pesa sull’operazione. Sebbene negli ultimi mesi non se ne sia saputo più nulla, resta aperta the investigation by the Milan Prosecutor's Office that sees Lovaglio indagato come “concorrente esterno” nel presunto concerto realizzato secondo i pm dal presidente di Delfin, Francesco Milleri, e dall’imprenditore romano, Francesco Gaetano Caltagirone, in relazione alla scalata Mps-Mediobanca. Sviluppi sull’indagine potrebbero arrivare in autunno, quando la seconda fase del risiko bancario italiano potrebbe raggiungere il suo momento clou.
