Il conto alla rovescia è finito senza la svolta diplomatica sperata. ইরান e মার্কিন যুক্তরাষ্ট্র tornano a confrontarsi sullo হরমুজ প্রণালী, যখন সাময়িক যুদ্ধবিরতি raggiunta a giugno con il memorandum di Islamabad arriva alla শেষ তারিখ. Il passaggio strategico, da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale, resta bloccato e rischia di diventare ancora una volta il punto più delicato dello scontro. ডোনাল্ড ট্রাম্প ha annunciato che gli Stati Uniti potrebbero designare Hormuz come territorio americano, sostenendo che Teheran è stata sconfitta. Una dichiarazione respinta immediatamente dall’Iran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha definito le parole del presidente Usa “fuori luogo” e “un’assurdità”, ribadendo che lo stretto sarà chiuso e riaperto solo per decisione iraniana.
La tensione è salita ulteriormente con l’annuncio del comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami: 30mila dollari a chi catturerà o ucciderà un soldato americano, definito un “aggressore”. Una minaccia che rende ancora più difficile immaginare una rapida ripresa dei negoziati.
Usa-Iran: Hormuz al centro dello scontro
Teheran considera il controllo dello stretto una leva decisiva contro Washington. Il Parlamento iraniano si prepara a votare un disegno di legge con misure per garantire la sicurezza e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico, oltre a un altro provvedimento contro le “ingerenze straniere”. Quest’ultimo prevede il divieto di transito per le imbarcazioni che trasportano equipaggiamenti o carichi di proprietà di Stati Uniti, Israele e Paesi considerati ostili all’Iran.
La posizione americana è altrettanto rigida. Washington mantiene intanto il blocco navale sui porti iraniani প্রস্তুত করা নতুন নিষেধাজ্ঞা. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato misure economiche destinate a isolare ulteriormente Teheran. Sullo sfondo resta la questione energetica: qualsiasi interruzione prolungata del traffico a Hormuz può avere conseguenze sui prezzi del তেল এবং এর গ্যাস e, quindi, sull’economia globale.
Usa-Iran, tregua scaduta: negoziati in salita
L’accordo raggiunto a giugno prevedeva una finestra di 60 giorni, ma il suo futuro è diventato rapidamente incerto. Secondo una fonte iraniana citata da রয়টার্স, non ci sono stati progressi nei colloqui per rilanciare l’intesa e a Teheran non si parla neppure di una proroga: l’Iran sostiene che Washington abbia violato l’accordo poco dopo la sua firma. Gli Stati Uniti, invece, accusano Teheran di non aver rispettato l’impegno a riaprire Hormuz.
I mediatori continuano comunque a cercare un punto d’incontro. I negoziati sono complicati anche dalle divisioni interne iraniane e dai tentativi dell’amministrazione Trump di mantenere aperti canali riservati con esponenti della Guardia Rivoluzionaria. A metà maggio, secondo quanto riferito dai media americani, Washington avrebbe cercato un contatto con il comandante dei Pasdaran Ahmad Vahidi attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani.
Dalla Casa Bianca la situazione viene descritta come “statica”. Il punto, secondo un alto funzionario americano, non è stabilire quanto Washington sia vicina o lontana dal proprio obiettivo, ma capire se l’Iran voglia davvero tornare al tavolo e raggiungere un accordo. Per ora, Teheran non sembra intenzionata a farlo.
La crisi pesa anche sul fronte interno americano. La guerra resta impopolare in vista delle নভেম্বরের মধ্যবর্তী নির্বাচন, mentre diversi media Usa segnalano problemi nelle scorte di munizioni, compresi gli intercettori Patriot. E con la benzina sopra i 4 dollari al gallone, lo scontro con l’Iran rischia di diventare anche una questione politica sempre più concreta per l’amministrazione Trump.
