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Unicredit: 3.900 esuberi in Italia, sindacati bancari in allarme

Dopo la diffusione della notizia sui nuovi esuberi previsti dal piano strategico, la Fabi annuncia che si batterà perché le uscite siano “solo su base volontaria e attraverso l’ammortizzatore sociale di settore” – Unisin: “Preoccupazione per le 600 filiali che saranno chiuse in Italia”

Unicredit: 3.900 esuberi in Italia, sindacati bancari in allarme

Uno dei punti chiave del nuovo piano strategico 2017-2019 di Unicredit, presentato oggi alla City, prevede altri 6.500 esuberi, di cui 3.900 in Italia (naturalmente, compresi prepensionamenti e accordi per l’uscita su base volontaria). La riduzione totale dei dipendenti a tempo pieno sarà di circa 14mila unità in tre anni, per un risparmio di 1,1 miliardi sui costi del personale. La notizia, inevitabilmente, ha allarmato i sindacati dei bancari.

“Ci batteremo affinché gli esuberi dichiarati, la cui congruità è tutta da verificare, siano gestiti solo su base volontaria e attraverso il nostro ammortizzatore sociale di settore, con le massime garanzie per i lavoratori interessati – ha commentato Così Mauro Morelli, segretario nazionale della Fabi – Qualsiasi tentativo aziendale di rendere le uscite obbligatorie e di far pagare i costi della ristrutturazione ai dipendenti che restano in servizio sarà contrastato duramente”.

Morelli ha detto poi di giudicare “con favore la riduzione del compenso del nuovo Ceo, Mustier, che ha scommesso personalmente sul nuovo piano. Tuttavia, ci saremmo aspettati che la strategia di Unicredit di rilancio passasse attraverso una riorganizzazione realmente innovativa della rete e la valorizzazione dei lavoratori, fondamentali per garantire un futuro al gruppo. Invece ancora una volta ci troviamo di fronte a un piano con una forte spinta sul digitale, che rischia di portare l’istituto lontano da una grossa fetta di clientela e dalle economie dei territori”.

Sulla stessa linea Emilio Contrasto, segretario generale di Unisin: “Gli strumenti che saranno individuati dovranno salvaguardare i livelli economici e normativi presenti oggi all’interno del gruppo e confermare la volontarietà per ogni iniziativa volta ad ottenere il raggiungimento degli obiettivi del Piano”.

Per Roberto Vitantonio, segretario nazionale Unisin responsabile di Unicredit, “è inaccettabile che i lavoratori Italiani siano ancora chiamati ai sacrifici per un Piano Industriale che prevede, tra l’altro, un aumento di capitale di queste proporzioni che, ovviamente, potrebbe diluire, se gli attuali azionisti Italiani non parteciperanno completamente, le quote Italiane nella Banca”.

Il segretario nazionale Vitantonio conclude rimarcando “la preoccupazione per una soluzione, proposta da questo management, che si concretizza in un ulteriore grave riduzione del numero dei lavoratori italiani quantificabile in 3.700 risorse oltre che alla chiusura di quasi 600 filiali solo in Italia”.