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Lavoro: la top 10 delle figure “digital” più ricercate

Secondo un report realizzato da Capgemini in collaborazione con LinkedIn, quasi il 50% dei lavoratori sta investendo sia denaro che tempo libero per acquisire competenze digitali.

Lavoro: la top 10 delle figure “digital” più ricercate

Negli ultimi anni le figure professionali più richieste nel mondo digitale sono state i Data Scientist e i Full Stack Developers. È quanto emerge dal report “The Digital Talent Gap – Are Companies Doing Enough?”, realizzato da Capgemini in collaborazione con LinkedIn. La ricerca analizza la domanda e l’offerta di lavoro relativa a esperti con specifiche competenze in ambito digital e la disponibilità di posizioni digital all’interno di diversi settori e paesi. Tra gli aspetti più salienti, il report evidenzia il fatto che quasi il 50% dei lavoratori (percentuale che raggiunge il 60% per quei dipendenti con competenze digitali ) sta investendo sia denaro che tempo libero per acquisire competenze digitali.    

Ecco la top 10 dei ruoli digital che, secondo l’analisi, nei prossimi 2-3 anni diventeranno i più significativi:

• Information Security/Privacy Consultant
• Chief Digital Officer/Chief Digital Information Officer
• Data Architect
• Digital Project Manager
• Data Engineer
• Chief Customer Officer
• Personal Web Manager
• Chief Internet of Things Officer
• Data Scientist
• Chief Analytics Officer/Chief Data Officer

IL GAP IN AMBITO DIGITALE SI STA AMPLIANDO

Tra le società intervistate, una su due riconosce che il gap sulle competenze digitali si sta espandendo. Infatti, più della metà (54%) delle aziende è d’accordo sul fatto che questo divario stia ostacolando i loro programmi per la digital transformation e di aver perso il loro vantaggio competitivo proprio a causa della carenza di talenti digitali.

Sebbene il divario in termini di competenze digitali si fa più ampio, i budget per la formazione digitale sono rimasti invariati o hanno addirittura subito un calo in oltre la metà (52%) delle aziende. Il 50% degli intervistati afferma inoltre che il gap digitale è uno dei temi più discussi ma che, allo stesso tempo, non vengono intraprese delle azioni per colmarlo.

LE PREOCCUPAZIONI SULLA RIDONDANZA DELLE COMPETENZE POTREBBERO CREARE FRIZIONI

Molti degli attuali dipendenti sono preoccupati dal fatto che le proprie competenze siano ormai superate o che lo stiano per diventare. Complessivamente, il 29% dei lavoratori ritiene che siano già superate o che lo diventeranno entro due anni, mentre per oltre un terzo di loro questo succederà tra 4-5 anni. Nello specifico, sono quasi la metà (47%) dei dipendenti appartenenti alle generazioni Y e Z a ritenere che le proprie competenze digitali diventeranno obsolete entro i prossimi 4-5 anni.

Da un punto di vista di settore, dal report si evince che il 48% dei lavoratori del comparto automobilistico pensano che le loro competenze diventeranno superflue nei prossimi 4-5 anni, seguiti da quelli dei settori bancario (44%), delle utility (42%), delle telecomunicazioni e assicurativo (entrambi al 39%).

IL GAP NELLE SOFT SKILL DIGITALI È MAGGIORE RISPETTO A QUELLO NELLE HARD SKILL

Il report evidenzia poi un incremento della domanda per i professionisti con esperienza in hard skill digitali, in   aree come advanced analytics, automazione, intelligenza artificiale e cybersecurity. Tuttavia, soft skill digitali come la centralità del cliente e la passione per l’apprendimento, sono tra le più richieste dalle imprese e rappresentano una caratteristica sempre più importante per un professionista digitale a tutto tondo.

Dal report, inoltre, emerge che:

· Anche se il 51% dei dipendenti ritiene che nella propria azienda ci sia una mancanza di hard skill digitali, allo stesso tempo, il 59% degli intervistati sottolinea anche una carenza di soft skill

· Sette lavoratori su dieci con competenze digitali (72%) preferiscono lavorare per società che hanno una cultura imprenditoriale che promuova agilità e flessibilità, come quella della startup.

· È molto improbabile che le competenze digitali prosperino in un ambiente caratterizzato da mancanza di libertà di sperimentare e fallire

. Qualora non dovesse esistere una cultura basata sulla sperimentazione ne risentirà anche l’innovazione.

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