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Consob: Vivendi controlla di fatto Tim. E Agcom impone il calo in Mediaset

La Consob scende in campo e notifica il controllo a Tim e Vivendi. Tim risponde che ricorrerà al Tar contro la decisione: “Si discosta dalla consolidata interpretazione in materia”. I francesi sotto scacco anche dall’Agcom: Vivendi dovrà scendere entro aprile sotto il 10% in Mediaset, via libera al trust proposto da Bolloré

Consob: Vivendi controlla di fatto Tim. E Agcom impone il calo in Mediaset

Consob ha deciso: Vivendi controlla di fatto Tim. La Commissione di controllo sulla Borsa ha diffuso in serata un comunicato sul quale c’era grande attesa. Ma Tim, poche ore dopo, preannuncia che ricorrerà nelle sedi competenti poiché il provvedimento “si discosta in maniera rilevanti dalle prassi consolidate in materia”.  Sempre nella serata di mercoledì il consiglio Agcom impone ai francesi di scendere in Mediaset sotto il 10% e accoglie la proposta di Vincent Bolloré di conferire a un trust la quota eccedente il 9,9% (pari al 20% del capitale) entro il prossimo aprile. 

Sono passate da poco le 19 quando Consob pubblica la sua decisione: “Ad esito di una approfondita analisi della normativa in vigore e degli elementi di fatto la Consob ha concluso che la partecipazione di Vivendi in Tim debba essere qualificata come una partecipazione di controllo di fatto ai sensi dell’art. 2359 del codice civile e dell’art. 93 del TUF, oltre che della disciplina in materia di operazioni con parti correlate, per le motivazioni indicate nella lettera allegata”. Di conseguenza, Vivendi avrebbe dovuto notificare (il termine è scaduto il 7 agosto) al governo italiano la nuova situazione di governance del gruppo mentre si è limitata a dichiarare a fine luglio di esercitare una semplice attività di direzione e coordinamento su Tim. Non lo ha fatto e ciò potrebbe comportare una sanzione di 350 milioni. Ma ben più pesante sarebbe l’onere di consolidamento del debito che scaricherebbe sul gruppo francese una montagna di 7 miliardi di debiti. Tim porterebbe però anche 4 miliardi di ricavi in più e 400 milioni di utili del bilancio 2016.
 
E’ già sera quando Tim replica, affermando di aver ricevuto “un provvedimento con cui la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa dichiara di ritenere che il socio di riferimento Vivendi S.A. (allo stato detentore del 23,94% del capitale ordinario, ed esercitante attività di direzione e coordinamento sulla Società) “eserciti il controllo di fatto su TIM ai sensi dell’art. 2359 c.c. e ai sensi dell’art. 93 del TUF, nonché ai sensi della disciplina parti correlate”. Da un preliminare esame – prosegue la nota –  si rileva che il provvedimento si discosta in maniera rilevante dalla consolidata  interpretazione in materia di controllo societario, cui TIM (e ragionevolmente il mercato intero) si è sempre costantemente e rigorosamente attenuta. La Società porrà in essere le azioni legali a propria tutela nelle sedi competenti, sicura della correttezza dei propri comportamenti e della solidità delle proprie argomentazioni”.

Il documento inviato dalla Consob a Tim, al collegio sindacale della società e a Vivendi è lungo e articolato e si sviluppa in 22 pagine  – qui allegate – nelle quali ripercorre tutte le tappe dell’avanzata di Vincent Bolloré su Telecom Italia e si concentra in particolare sul periodo cruciale che va dall’assemblea del 4 maggio con la quale vennero nominati i nuovi amministratori, ai comunicati Tim del 27 e 28 luglio che segnarono l’avvicendamento al vertice con l’uscita dell’Ad Flavio Cattaneo e il conferimento di poteri operativi al presidente Arnaud de Puyfontaine, all’ingresso nel management di Amos Genish. 

In sostanza Consob ritiene che non sia sufficiente la partecipazione del 23,94% (inferiore alla quota prevista per fare scattare il controllo su una società quotata) per dimostrare che non vi sia controllo. Al contrario, argomenta la Commissione citando il codice civile e il regolamento sulle operazioni con parti correlate (OPR), “ciò che conta al fine dell’individuazione del soggetto controllante non è una particolare situazione formale (la proprietà, ad esempio, di oltre il 50% del capitale ordinario), ma sono le reali posizioni di potere all’interno della società, determinate dal numero di voti che di fatto si possono comunque utilizzare per conseguire l’influenza dominante sulla partecipata attraverso la nomina della maggioranza dei componenti del Consiglio di amministrazione”.

E Vivendi, prosegue il ragionamento Consob, è stata in grado di determinare la lista di maggioranza in assemblea, di nominare 10 amministratori su 15 e di determinare la gestione di Tim attraverso tre uomini-chiave di Vivendi: oltre a de Puyfontaine, anche Hervé Philippe e Frédéric Crépin entrati nei comitati (Strategico, Nomine e Controllo). Inoltre si è impegnata nei confronti dell’Antitrust europeo a cedere Persidera. Infine la circostanza che rilevanti delibere del CdA di TIM in materia organizzativa a partire dal 4 maggio 2017 siano state adottate sempre a maggioranza, quindi con l’opposizione presunta dei consiglieri di minoranza nominati  dai fondi. Consob cita anche la posizione assunta dal collegio sindacale, inviata alla Commissione il 5 settembre 2017, che “all’unanimità dei suoi componenti, ritiene che allo stato ricorrano le condizioni per qualificare Vivendi come controllante di Telecom Italia”.

Ora Vivendi e Tim hanno tempo 60 giorni per ricorrere al Tar. E, come annunciato, sono intenzionate a farlo.


Allegati: LA LETTERA CONSOB A TIM E VIVENDI