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CariFerrara verso Bper con la metà dei dipendenti

CariFerrara sta per essere comprata da Bper, ma la brutta notizia per i dipendenti è che metà di loro (circa 400 dagli 800 attuali) non potrà proseguire il suo rapporto lavorativo con la banca emiliana: è questa la condizione posta per l’acquisto e dunque per il salvataggio.

CariFerrara verso Bper con la metà dei dipendenti

CariFerrara sta per essere comprata da Bper, ma la brutta notizia per i dipendenti è che metà di loro (circa 400 dagli 800 attuali) non potrà proseguire il suo rapporto lavorativo con la banca emiliana: è questa la condizione posta per l’acquisto e dunque per il salvataggio. “Bankitalia celebra il funerale di CariFerrara”, ha protestato il segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni, parlando di “pistola alla tempia ai lavoratori” e chiedendo perché la Banca d’Italia “abbia scelto quale unica e conclusiva soluzione l’applicazione della legge 223 sui licenziamenti collettivi o, in alternativa, la messa in liquidazione dell’istituto”.

La trattativa sindacale non è infatti andata in porto: i sindacati hanno sperato fino all’ultimo di ridurre 400 esuberi e di confermare la volontarietà dei licenziamenti, dichiarando “irricevibile” la proposta della banca. Massimo Masi, segretario generale Uilca, sostiene che Uilca “non si possono chiedere interventi così pesanti sul personale in assenza di una garanzia dell’acquisto da parte di Bper. Ubi con le tre banche si è comportata diversamente. Capisco che il presidente Nicastro non possa trattare a nome dell’acquirente, ma ci sono modalità alternative per una vertenza di questo impatto, ad esempio la Regione potrebbe avere un ruolo”. Contrarie all’accordo anche le altre sigle di categoria, Cgil, First Cisl, Uil e Ugl.

“Se l’azienda non si scosterà da questi presupposti – ha ancora detto Sileoni, a capo del sindacato della maggioranza dei bancari -, non ci sarà nessun tipo di accordo, né ci impensieriscono le giustificazioni e gli alibi sul ruolo della Bce, né tantomeno accetteremo la logica delle scorciatoie sulla pelle dei dipendenti per la successiva acquisizione dell’istituto da parte di un altro gruppo bancario. Vogliamo poi ricordare a tutti che l’assemblea del personale ha deciso che un eventuale accordo, per essere applicato, dovrà poi passare al vaglio della stessa assemblea dei lavoratori. Se vivessimo in un Paese civile, tutte le forze politiche italiane dovrebbero ribellarsi a un aut aut del genere: o si accettano i licenziamenti o la banca va in risoluzione, dichiarato da chi dovrebbe garantire banca, clienti e lavoratori”.