Condividi

Banche e Npl, Draghi: “Serve uno sforzo”. Ma è alta tensione Visco-Nouy

La responsabile della Vigilanza Bce ribadisce la necessità di agire in fretta, ma Visco sottolinea il pericolo di una “svendita” – Le banche italiane rischiano di dover accantonare altri 9 miliardi di in 7 anni e le conseguenze saranno ancora peggiori in caso di interventi sugli stock – Padoan: “La Vigilanza va oltre i limiti del suo mandato”

“Abbiamo bisogno di uno sforzo congiunto da parte di banche, supervisori, regolatori e autorità nazionali per affrontare il tema degli Npl in modo ordinato, creando un ambiente in cui i crediti deteriorati possano essere gestiti efficacemente e smaltiti in modo efficiente”. Questo l’appello lanciato oggi da Mario Draghi, presidente della Bce, nel discorso introduttivo al Forum sulla Vigilanza bancaria in corso a Francoforte.

“Sebbene i livelli di Npl siano scesi per gli istituti significativi dal 7,5% circa di inizio 2015 all’attuale 5,5%, il problema non è ancora risolto – ha continuato il numero uno dell’Eurotower – Molte banche mancano ancora della capacità di assorbire grandi perdite, poiché il rapporto fra sofferenze, capitale e accantonamenti resta elevato”.

NOUY: “AFFFRONTARE SUBITO IL PROBLEMA NPL”

Le parole di Draghi fanno da sponda a quelle pronunciate lunedì da Danièle Nouy, presidente del Comitato di Vigilanza bancaria della Bce. Davanti ai ministri dell’Eurogruppo riuniti a Bruxelles, Nouy ha sottolineato che i crediti deteriorati pesano sugli utili delle banche – la cui redditività è già molto bassa – e che questo è il momento giusto per affrontare il problema, viste le condizioni economiche favorevoli.

VISCO: “CON LE NUOVE REGOLE SARÀ UNA SVENDITA”

L’Italia concorda sulla necessità di ridurre gli Npl, ma contesta le nuove regole in arrivo da Francoforte. “Le autorità di vigilanza dovrebbero astenersi dall‘imporre misure che de facto implichino svendite in blocco dei crediti deteriorati delle banche”, ha detto lunedì il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso di una conferenza a Madrid. Secondo il numero uno di Via Nazionale – confermato di recente (e fra mille polemiche) alla guida dell’Istituto centrale – ogni iniziativa che miri alla riduzione dei crediti deteriorati delle banche deve preoccuparsi in primo luogo di preservare la stabilità finanziaria.

Visco, pur esortando le banche europee a rafforzare gli interventi di pulizia dei bilanci, ha ricordato che l’interpretazione delle regole europee sugli aiuti di Stato ha limitato la possibilità di creare società di gestione a supporto pubblico che si occupassero dei crediti deteriorati.

LE REGOLE IN VIGORE DA GENNAIO

A riaccendere il dibattito sono state le linee guida sulle nuove regole per la gestione degli Npl pubblicate il mese scorso dalla Vigilanza Bce. Le novità sono contenute in un documento di consultazione: da qui a dicembre saranno raccolti diversi pareri e la normativa, con eventuali modifiche, entrerà in vigore a partire da gennaio 2018.

In sostanza, la Bce chiede alle banche di aumentare le riserve a fronte dei crediti deteriorati fino al 100% in 2 anni se l’insolvenza è su esposizioni non garantite e in 7 anni se invece ci sono beni mobili o immobili a garanzia. Queste linee guida si applicheranno solo ai nuovi Npl e non anche allo stock preesistente.

LE CONSEGUENZE PER L’ITALIA

Tuttavia, secondo Equita, la stretta potrebbe costare alle banche italiane fino a 1,3 miliardi di euro l’anno, ovvero circa 9 miliardi di nuovi accantonamenti nei prossimi sette anni. Soldi che, chiaramente, saranno sottratti al credito.

La notizia ha fatto saltare sulla sedia il mondo bancario italiano, che vede proprio negli Npl il suo problema numero uno. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha prospettato “forti effetti negativi” soprattutto nei confronti delle Pmi. Gli ha fatto eco Confindustria, parlando del “rischio di un’ingiustificata stretta sul credito”.

Senza contare che, viste le scadenze così ravvicinate, le banche impegnate a smaltire Npl non avranno margine per trattare sul prezzo, a tutto vantaggio dei potenziali acquirenti (in primo luogo i fondi speculativi). Per questo Visco parla di “svendita”.

IN ARRIVO NUOVI INTERVENTI SUGLI STOCK

Ma non basta. A fine ottobre Nouy ha detto anche che la Vigilanza di Francoforte pensa anche a delle “linee guida quantitative” per lo smaltimento dello stock accumulato di crediti deteriorati. Queste ulteriori regole, attese entro i primi mesi del 2018, saranno la peggiore delle notizie per le banche italiane, in cui si concentra oltre un quarto degli 865 miliardi di euro Npl dell’Eurozona.

NPL E DERIVATI, DUE PESI E DUE MISURE

Alla luce di queste iniziative, molti commentatori hanno sottolineato che la Vigilanza Bce si conferma severa sul problema dei crediti deteriorati – tipico dell’Europeriferia – e assai più indulgente sui rischi connessi all’oceano di derivati ancora in pancia alle banche del nord Europa. Puntare il dito sempre e solo contro gli Npl, infatti, permette di rinviare la discussione sulle centinaia di miliardi di titoli tossici nel portafoglio di alcuni grandi istituti europei, in primo luogo francesi e tedeschi.

PADOAN: “NUOVE REGOLE VANO OLTRE I LIMITI IMPOSTI ALLA SORVEGLIANZA BCE”

Sul tema Npl è intervenuto oggi anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “A nostro avviso – ha detto – l’Addendum della Bce sulla copertura delle sofferenze bancarie va oltre i limiti che sono stati definiti per la Sorveglianza bancaria unica in materia di vigilanza nel senso che viene prefigurato un vincolo generalizzato per il sistema bancario nella gestione dei non performing loans mentre questa dovrebbe riguardare casi singoli, banca per banca: pensiamo ci sia dal punto di vista legale qualche forzatura”.

Per quanto riguarda l’appoggio manifestato dall’Eurogruppo alla linea Bce, Padoan ha detto di essere stato l’unico ministro a intervenire sul tema dopo il rapporto presentato da Nouy: “Non se si tratta di silenzio-assenso da parte dei ministri, ma certamente sono stato l’unico a sottolineare aspetti di metodo e di merito”.

FEDERAZIONE BANCHE UE: “RICONSIDERARE LE NUOVE REGOLE”

Anche la Federazione Bancaria Europea (Ebf) ha espresso alcune osservazioni sull’Addendum. In una nota inviata alla Commissione Ue, al Parlamento europeo e alla Bce, l’Ebf rileva che “le banche europee desiderano riaffermare l‘importanza di mantenere una netta separazione fra regole del Primo Pilastro, per le quali le imprese seguono metodi di calcolo e calibrazione concordati a livello internazionale, e valutazioni specifiche sulle singole banche, che includono il giudizio dei supervisori, derivanti dal Secondo Pilastro. L’Addendum e qualsiasi altra forma di orientamento di vigilanza dovrebbe partire da questo principio per garantire l’indispensabile certezza regolamentare”.

Inoltre, secondo l’Ebf le nuove regole potrebbero porre le banche europee con importanti esposizioni internazionali in condizioni di svantaggio rispetto ai competitor locali che operano con metodi differenti.

Commenta