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Aumentano i tassi: ha ancora senso investire in obbligazioni?

Dal BLOG di ADVISEONLY – I tassi di interesse sono destinati a risalire, con il primo ritocco di ieri a quelli statunitensi a cui la Fed ne farà seguire altri. Che senso ha in questo contesto investire nel mercato obbligazionario?

Aumentano i tassi: ha ancora senso investire in obbligazioni?

Questa è la domanda che ci poniamo più o meno ogni mese durante la nostra riunione per definire la nostra asset allocation. E che rilanciamo a maggior ragione oggi dopo il rialzo dei tassi di interesse di riferimento,della Fed di 25 punti base alzando il costo del denaro per quelle banche che hanno momentaneamente bisogno di un finanziamento.

Guardando al contesto attuale, bastano un minimo di lucidità e prospettiva storica per capire che la Golden Age degli investimenti obbligazionari è, con ogni probabilità, ormai alle spalle.

IL FUTURO DELLE OBBLIGAZIONI

Nell’ipotesi di mean reversion, ovvero la situazione (ben documentata) in cui prima o poi i rendimenti si riavvicinano alla media storica (ammesso che il mondo torni a funzionare in modo ordinario), il futuro è piuttosto cupo. Prendendo come punto di riferimento le obbligazioni a dieci anni USA (o Treasury), la media storica dei rendimenti oscilla intorno al 6,0% , la mediana è il 5,6% e più dell’80% dei rendimenti storici è superiore al 4%. Considerando che l’attuale rendimento a scadenza dei bond USA decennali oscilla intorno al 2,5%, i tassi d’interesse sembrano destinati a salire. E come sappiamo, quando i rendimenti salgono, gli investitori obbligazionari soffrono.

IL FATTORE TEMPO

I rendimenti obbligazionari, infatti, potrebbero metterci settimane, mesi o anni prima di riavvicinarsi alla media storica, specialmente nell’attuale contesto economico caratterizzato da scarsa produttività, invecchiamento della popolazione ed eccesso di risparmio. Tutti fattori che spingono, invece, i tassi verso il basso.

PERCIÒ, QUALI OPPORTUNITÀ DI RENDIMENTO CI PUÒ OFFRIRE IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO?

Facendo leva sulla relazione storica tra rendimenti e performance ho creato uno scenario probabilistico relativo ai rendimenti, utilizzando la stessa tecnica adottata per il mercato azionario USA, e ho poi confrontato i due scenari probabilistici in modo da ottenere una fotografia del possibile futuro. Teniamo a mente che la simulazione non è priva di errori di stima, e va presa per quella che è: ovvero una ragionevole simulazione probabilistica.

AZIONI VS OBBLIGAZIONI

La prima cosa che si nota è che la campana rossa, che racchiude tutti i rendimenti medi annui possibili nei prossimi 5 anni del bond decennale USA, è decisamente più stretta rispetto alla campana dell’indice S&P500 (in blu). Significa che, per il mercato obbligazionario, nel 90% dei casi ci possiamo aspettare rendimenti medi annui compresi tra -5% e + 6% rispetto ad una forchetta azionaria che val dal -11% al +16%. Per le obbligazioni la probabilità di ottenere un rendimento positivo è intorno al 70%, mentre sale all’86% per le azioni.

La vera differenza tra le due campane però esiste sul fronte delle perdite. La simulazione stima per il decennale USA una probabilità intorno allo 0,80% di realizzare una perdita superiore al 5% , mentre la stessa probabilità sale al 10% per l’indice S&P500. Una bella differenza in termini di rischio, anche se è noto che le azioni per loro natura hanno, su questi orizzonti temporali, un rischio maggiore delle obbligazioni.

L’aspetto che mi ha colpito di più di questa simulazione è che in entrambi i casi la distribuzione dei rendimenti è fortemente spostata verso i valori positivi (ovvero a destra). Nel caso del mercato obbligazionario mi aspettavo una campana decisamente più spostata verso sinistra, specialmente considerando l’attuale livello dei tassi.

Mi sono spiegato questa divergenza con l’allungamento della duration. Infatti, per quanto i tassi siano estremamente bassi, un punto percentuale di aumento dei tassi d’interesse può generare un rendimento pari al +/- 9,0%. Non poco, rispetto ad un rendimento a scadenza lordo del 2,5%.

Oggi le banche centrali non hanno intenzione di abbandonare velocemente anni di politiche monetarie espansive, il mondo è pieno di liquidità e, considerando lo scenario di rischio, scappare troppo in fretta dai mercati obbligazionari non sembra essere la strategia migliore. La temuta grande rotazione, dall’obbligazionario all’azionario non è ancora avvenuta: per quanto i tassi siano bassi infatti, le attese di rendimento rimangono accettabili. Inoltre le obbligazioni pagano piano piano le loro cedole con regolarità.

Fonte: AdviseOnly