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Assonime critica su split payment e Iva

Lettera di Stefano Micossi, segretario generale di Assonime, al Governo e al Parlamento sul decreto in materia finanziaria, degli enti territoriali, degli interventi in aree terremotate

Assonime critica su split payment e Iva

Il 4 maggio 2017 il Direttore Generale di Assonime ha inviato, alla Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, alla Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati e per conoscenza al Capo Gabinetto del Ministero delle Finanze, alcune osservazioni sul disegno di legge A.C.4444 “Conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”.

Nella lettera sono evidenziate le più rilevanti problematiche, sorte a seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, concernenti, in particolare, le disposizioni relative all’ampliamento dell’ambito applicativo dello split payment e quelle che hanno ridotto il termine per operare la detrazione dell’IVA.

L’applicazione, dal 1° luglio prossimo, dello split payment alle operazioni effettuate nei confronti di tutti gli enti ed i soggetti appartenenti alla Pubblica amministrazione, di tutte le società controllate dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali e delle società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana crea notevoli incertezze presso le imprese fornitrici con riguardo alla corretta individuazione di tali soggetti. La situazione è aggravata dal limitatissimo lasso di tempo previsto dalla norma (pubblicata il 24 aprile scorso) per ottemperare alla stessa (dal 1° luglio prossimo).

L’applicazione dello split payment, esigendo la modifica dei sistemi gestionali e contabili attualmente utilizzati dalle imprese fornitrici dei soggetti sopra indicati, comporta, fra l’altro, elevati costi di adeguamento di tali sistemi.

Le disposizioni sullo split payment creano, infine, nelle imprese fornitrici sia considerevoli problemi finanziari – a causa del venir meno della liquidità ordinariamente connessa all’incasso dell’IVA addebitata ai clienti – sia un’ancor più critica posizione creditoria nei confronti dell’Erario, per il considerevole aumento dell’ammontare dei crediti IVA, crediti il cui rimborso è spesso ottenuto in tempi lunghi e la cui compensazione trova non pochi limiti.

Ulteriori preoccupazioni sono sorte nelle imprese a seguito dell’entrata in vigore delle disposizioni che limitano sensibilmente il vigente termine entro il quale è possibile esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA: il nuovo termine, troppo ristretto, potrebbe comportare in non pochi casi l’impossibilità di operare la detrazione.