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Author photo 22/02/2012 07:46 di Roberto Capezzuoli
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Terre rare, la nuova frontiera è l'Africa meridionale

Promettenti scoperte sono state segnalate da giacimenti in Sudafrica, Mozambico e Namibia - Le "terre rare" sono 17 metalli la cui importanza è legata soprattutto alle loro caratteristiche magnetiche: vengono usate in particolare nell'elettronica.

La ricerca di giacimenti sfruttabili che contengano le cosiddette “terre rare”, 17 metalli la cui importanza è legata soprattutto alle loro caratteristiche magnetiche, sta cominciando a dare interessanti risultati. Ieri, ad esempio, la piccola società canadese Frontier Rare Earths ha visto le proprie azioni salire del 10%, a 1,274 C$, dopo aver toccato durante la sessione anche punte di 1,33 dollari canadesi. Il merito è dei riscontri ottenuti per il progetto Zandkopsdrift, in Sudafrica, dove gli studi preliminari pare siano molto promettenti. Lo sviluppo costerà 910 milioni di dollari e potrà fornire ogni anno circa 20mila tonnellate di metalli del gruppo delle terre rare. Sul 31% della produzione c’è già una prelazione della Korea Resources Corp.

Come è noto, la ricerca di questi metalli si è fatta affannosa da quando, nel 2010, la Cina ha progressivamente ridotto le proprie esportazioni, che fino ad allora costituivano il 90-95% dell’offerta mondiale. Una riduzione che si è accompagnata ai crescenti usi di questi metalli – scandio, ittrio, neodimio, lantanio, gadolinio, cerio, europio, praseodimio, lutezio, samario, tulio, itterbio, erbio, promezio, olmio, disprosio, terbio – nella produzione di auto ibride, turbine eoliche, sistemi di puntamento radar, schermi televisivi piatti, lampade a basso consumo, laser, superconduttori, fibre ottiche e altri prodotti di tecnologia avanzata.

Nella miniera californiana di Mountain Pass, che negli anni passati era stata abbandonata a causa dei costi elevati, la Molycorp sta già iniziando una riattivazione che dovrebbe ottenere a regime poco più di 22mila tonnellate all’anno di questi metalli, mentre altrettanto potrebbe venire dall’australiana Mount Weld, su cui sta lavorando la Lynas Corp. Quest’anno comunque la produzione mondiale, in larghissima parte cinese, dovrebbe attestarsi intorno a 180mila tonnellate, a mala pena sufficiente a soddisfare la domanda.

Ci sono però altre scoperte incoraggianti: l’australiana Kimberley Rare Earths, in joint venture con la Great Western Mining,  ha trovato depositi molto promettenti nella regione di Malilongue, nel Mozambico, vicino al confine con la Zambia. Sempre nei paesi dell’Africa meridionale si registrano altri progressi, tra cui quelli appena segnalati dalla Namibia Rare Earths nel deposito namibiano di Lofdal. Il vero problema, quindi, è rappresentato dai tempi di realizzazione dei progetti.

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