E' un incontro importante per l'Italia. Il primo ministro Mario Monti è in volo verso la Casa Bianca e incontrerà il presidente americano Barack Obama alle 16,30 ora italiana. Dopo anni di rapporti freddi, celati da un lieve imbarazzo nei confronti del nostro ex-primo ministro, Silvio Berlusconi, Monti restituirà al nostro Paese un velo di fiducia e di responsabilità agli occhi degli americani.
FIRSTonline ha chiesto al presidente dell'Istituto affari internazionali, Stefano Silvestri, cosa si aspetta dall'incontro e l'esperto di geopolitica è ottimista. Ha infatti spiegato che Obama e Monti in fondo cercano la stessa cosa: un'Europa più forte, alleata degli Usa contro la Cina.
FIRSTonline - Dottor Silvestri, cosa rappresenta al di là degli aspetti di rappresentanza, la prima visita del nostro premier Mario Monti alla Casa Bianca?
SILVESTRI – E' la prima visita di una delle più alte cariche dello Stato a Washington da quella del 2009 del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E' un incontro significativo in quanto simbolo della ripresa e del rafforzamento dei contatti con gli Stati Uniti. Quindi a livello politico è molto importante, poi bisognerà vedere nei fatti cosa comporterà. Sicuramente la crisi europea è il tema principale su cui discuteranno i due premier. Monti infatti è anche il primo capo di Stato europeo a visitare Obama dopo l'approvazione del nuovo piano di bilancio. Gli Stati Uniti finora hanno mantenuto un atteggiamento abbastanza freddo nei confronti della risoluzione della crisi. Sotto le pressioni del Congresso, hanno sempre storto il naso verso l'idea del rafforzamento del fondo salva-Stati e dei meccanismi per rinvigorire l'euro. La visita di Monti servirà ad accrescere il consenso americano nei confronti di queste operazioni e cercherà una cooperazione oltreoceano nella soluzione della crisi.
FIRSTonline - Nei mesi scorsi si è spesso vociferato che la nascita del governo Monti è derivata dal pressing della comunità internazionale sul Quirinale per una svolta nella politica italiana. Quanto possono aver contato i buoni rapporti tra l'Italia e Obama nella scelta definitiva?
SILVESTRI – Il pressing è stato più che altro economico. Sicuramente il "presidente abbronzato" si sentiva in imbarazzo con Berlusconi, che non si pensava fosse in grado di prendere decisioni importanti perché troppo indaffarato a risolvere i propri problemi. Monti doveva ridare credibilità all'Italia e finora ci è riuscito. Gli americani lo conosco bene e lo stimano. Ci hanno anche litigato, quando era commissario per la Concorrenza, ma sempre nel pieno rispetto delle parti. Quindi ci sono tutti i presupposti per un rafforzamento dei rapporti.
FIRSTonline - Il governo Monti dunque riuscirà a ripristinare le relazioni tra Italia e Stati Uniti, dopo i diversi scivoloni di Berlusconi, come le intense relazioni con il presidente russo Putin o il biellorusso Lukashenko, per non parlare di Gheddafi?
SILVESTRI – Sì, grazie alla rinnovata credibilità. E domani sicuramente l'altro tema caldo dell'incontro sarà l'energia. Questo inverno rigido mette a dura prova le risorse energetiche e necessariamene chiederà di rivedere i rapporti con la Russia di Putin.
FIRSTonline – Di cos'altro parleranno Monti e Obama?
SILVESTRI - Sicuramente di un tema che sta a cuore al ministro degli Esteri, Giulio Terzi: il Mediterraneo. Si discuterà di quali iniziative condurre dopo l'esperienza libica e del ruolo che svolgeranno nell'area gli Stati Uniti, player fondamentale almeno quanto l'Europa. Infine potrebbero discutere del valore di un'organizzazione come la Nato di oggi. Il prossimo vertice si riunirà a Chicago a maggio, ma cos'è oggi la Nato? Che ruolo svolge in un momento in cui sempre più truppe europee si ritirano dall'Afghanistan? Anche questo potrebbe essere uno dei temi in agenda.
FIRSTonline - Che America troverà il nostro premier nell'anno delle elezioni presidenziali e di una ripresa che, come ha detto l'altro giorno Ben Bernanke, è "lenta in modo frustrante"?
SILVESTRI – Monti troverà un'America che Obama spera si riprenda presto, e magari prima delle presidenziali. Ma soprattutto troverà un'America che sta diminuendo i suoi impegni internazionali e in Europa. Gli Stati Uniti temono sempre meno l'idea di una superpotenza europea in grado di fare loro concorrenza. A Obama serve un'Europa che gli faccia da spalla nei suoi problemi asiatici, un'Europa che stia in piedi da sola senza fare troppo chiasso. E se questa è la visione di Obama, è anche quella di Monti e i due premier andranno sicuramente d'accordo.