I primi segnali di quest’anno non lasciano molto spazio all’ottimismo per il settore tessile: la raccolta ordini per le collezioni autunno-inverno 2012 è sicuramente rallentata. C’è chi aspetta la fine dei saldi, chi aspetta di avere le idee più chiare sulla situazione macroeconomica, chi semplicemente aspetta. "Il 2012 sarà un anno difficile, con molte incognite" spiega Silvio Albini, presidente di Milano Unica e imprenditore tessile nel settore cotoniero, alla presentazione della fiera che si aprirà a Milano martedì 7 e resterà aperta fino a giovedì 9 febbraio.
E aggiunge: "Le criticità per noi che dobbiamo fare impresa sono legate alle incertezze, agli andamenti schizofrenici di molti elementi, come i cambi: in poco tempo l’euro è passato da 1,42 a 1,27 rispetto al dollaro. Oppure le materie prime: il prezzo del cotone è triplicato in pochi mesi e a marzo ha raggiunto un record assoluto, con fenomeni di accaparramento, poi ha subito ridimensionamenti importanti. Quest i alti e bassi sono difficili da gestire". Così come è sempre più difficile capire cosa succederà in futuro, anche a breve termine, come andranno i consumi.
Una sorta di stallo, dunque, che arriva al termine di un anno, il 2011, che è andato molto bene nella prima parte, un po’ meno nella seconda, ma si è chiuso in positivo. Secondo le stime del Centro studi di Sistema moda Italia, il fatturato della tessitura ha messo a segno l’anno scorso una crescita media annua del 10,2% per un totale di 8,4 miliardi di euro; le esportazioni sono aumentate del 7,3% pari a un valore di 4,5 miliardi (oltre metà del fatturato), mentre le importazioni sono cresciute del 12,8%: il saldo commerciale è positivo per 2,4 miliardi circa.
Questi aumenti vanno però considerati tenendo presente che sono espressi a valore: le quantità, infatti, per l’export sono scese del 2%. "Molto dipende dall’aumento del prezzo medio delle materie prime – ha spiegato Albini - ma non si tratta solo di questo: in realtà sta aumentando decisamente il valore aggiunto dei tessuti che si vendono, che sono sempre più pregiati".
La Germania si conferma il primo mercato di sbocco per il tessile made in Italy (11,6% dell’export complessivo), la Francia il terzo, con una crescita del 9,4%. E il secondo? E’ la Tunisia, dove si concentrano molti confezionisti per i grandi marchi europei e non solo. Va bene la Turchia, anche se "oggi più che un mercato sta diventando un concorrente, un vero colosso del tessile, valido, coerente, capace di fare bene il proprio lavoro. Oggi ci spaventa più della Cina" sostiene Albini.
Al di là delle aspettative la ripresa negli Stati Uniti, solo per la fascia medio-alta e alta, mentre resta in primo piano la Cina: "Per noi è uno sbocco sempre più importante, nei primi dieci mesi dell’anno scorso il nostro export è cresciuto del 27,2% a 158 milioni di euro, e a differenza di altri mercati la crescita è rimasta elevata anche come volume (+21,8%)". E’ proprio per l’importanza crescente di questo Paese che Milano Unica debutterà a Pechino dal 28 al 30 marzo, con un padiglione all’interno della fiera Intertextile (la più grande al mondo), portando quasi un centinaio di piccoli imprenditori italiani.
Perché oggi "bisogna avere il coraggio di reagire, bisogna dedicarsi ai mercati che crescono, ma soprattutto ritrovare lo spirito di aggregazione in tutta la filiera: questa è una delle cose più importanti" afferma Albini. In sintonia con Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, che recentemente ha lanciato un appello molto preciso: "Per sostenere l’integrità della filiera, cui tutti attribuiscono fondamentale importanza, molti grandi brand potrebbero progressivamente accorciare i tempi di pagamento ai loro fornitori nazionali, allineandoli a quelli già rispettati da alcuni gruppi, così come dalle grandi maison francesi o tedesche". Solo una collaborazione reciproca può salvare la completezza della filiera e quindi il vero made in Italy del sistema moda italiano, quello che all’estero è sempre più ricercato.