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Materie Prime

Autore 02/12/2011 15:49 di Redazione FIRSTonline
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I ribassi del cotone sembrano inarrestabili

Il merito è di raccolti a livelli record e di consumi che segnano il passo. Dopo aver guadagnato il 54% nel 2009 e l’88% l’anno successivo, nel 2011 la fibra sta accusando la peggior performance tra tutte le materie prime. Se confrontiamo il valore con il recordo assoluto toccato il 4 marzo, si registra una flessione del 57,2% in sei mesi.

La caduta delle quotazioni del cotone quest’anno è stata la più pesante vista nel settore delle commodities e rischia di non fermarsi nemmeno nei prossimi mesi. L’andamento della fibra all’Ice di New York è ancora sotto l’effetto di due colpi da ko, che sono il record dei raccolti mondiali e il contemporaneo rallentamento dei consumi.

La stabilità non ha certo caratterizzato questi ultimi tre anni: il future del cotone a New York ha guadagnato il 54,2% nel 2009, salendo da 49,02 a 75,60 cents per libbra; nel 2010 il balzo è stato ancor più violento, superiore all’88%, tanto da spingere il prezzo a 142,20 cents alla fine dell’anno. Oggi, grazie al parziale recupero mostrato all’inizio della sessione, il cotone staziona poco sopra 92 cents, un valore inferiore del 35,2% rispetto al 31 dicembre scorso. Si tratta della peggior performance tra quelle dei 24 prodotti di base che costituiscono l’apposito indice Gsci. Se poi si volesse prendere in considerazione il record assoluto di prezzo, toccato il 4 marzo con una chiusura di sessione a 215,15 cents, si dovrebbe parlare di una flessione del 57,2% in appena sei mesi.

I corsi sono dunque tornati ai livelli dell’estate 2010. Il disequilibrio del mercato rimane comunque pesante, anche se le quotazioni più abbordabili stanno convincendo gli acquirenti asiatici a ricostituire le scorte. Il fatto è che proprio le scorte globali sono in rapido aumento: il raccolto mondiale dovrebbe salire del 7,5% nella campagna in corso, arrivando a 123,89 milioni di balle da 480 libbre. La domanda invece, nelle proiezioni del Dipartimento americano dell’Agricoltura, è prevista al minimo triennale di 114,27 milioni di balle.

Un sondaggio Bloomberg tra gli analisti del settore lascia quindi temere che il prezzo del cotone possa scendere entro la fine del 2012 intorno a 77 cents per libbra. Goldman Sachs, che fissava a un dollaro il traguardo dei prossimi sei mesi, nel suo rapporto di novembre ha abbassato l’asticella a 85 cents.

I raccolti salgono in Cina, migliorano in India, aumentano del 25% in Australia. Il calo che si sta registrando nel “cotton belt” Usa a causa del clima poco favorevole sarà così più che compensato. Tra le variabili avvolte nell’incertezza c’è la strategia commerciale cinese. Il paese è il primo produttore mondiale e anche il primo consumatore. I suoi acquisti si sono incrementati, grazie ai prezzi bassi, ma le previsioni di un modesto calo dei suoi consumi nell’annata che finirà in luglio non ne vengono scalfite e sembrano destinate a smorzare ogni prolungata fase di rincaro.

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