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Le imprese al femminile crescono ma il divario salariale uomo-donna resta

15 giugno 2017 - 06:37  di Simona Costagli
FOCUS BNL - Le donne rappresentano oggi circa la metà della popolazione mondiale: 3,7 miliardi circa sui complessivi 7,4 ma la loro presenza nel mercato del lavoro e l’influenza nella sfera economica, politica e sociale è in media inferiore al peso demografico. Secondo la World Bank, in 150 paesi ancora oggi esiste almeno una legge che discrimina le donne.
Le donne rappresentano oggi circa la metà della popolazione mondiale: 3,7 miliardi circa sui complessivi 7,4 ma la loro presenza nel mercato del lavoro e l’influenza nella sfera economica, politica e sociale è in media inferiore al peso demografico. Secondo la World Bank, in 150 paesi ancora oggi esiste almeno una legge che discrimina le donne.

Uno dei temi centrali nel dibattito sulle differenze di genere è quello relativo al divario retributivo. Secondo l’ILO in media nel mondo il gap salariale tra uomini e donne è pari al 23% e all’attuale tasso di riduzione verrebbe eliminato solo tra 70 anni. Maternità e cure prestate alla famiglia sono fattori che, spingendo le donne verso il lavoro part time o flessibile, ne rallentano la carriera spiegando gran parte del gap retributivo. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha mostrato come per le “millennials” (20-24 anni) il divario retributivo con i pari età sia del 5% circa, ma tenda ad allargarsi per le donne dai 35 ai 44 anni.

Anche più che nella sfera economica, il divario tra uomini e donne è marcato nella politica e nella sfera di governo. Dall’inizio di questo secolo alcuni degli (ormai pochi) paesi in cui il voto femminile era ancora precluso hanno aperto al suffragio universale: è il caso dell’Oman nel 2003, del Kuwait nel 2005 e del Qatar ed Emirati Arabi Uniti nel 2006. La componente femminile rappresenta inoltre la maggioranza tra gli aventi diritto al voto in molti paesi sviluppati, ma le posizioni di governo coperte da donne sono ancora poche: secondo l’Ocse nel 2015 a livello mondiale erano donne solo 16 capi di stato e il 20% dei capi di Governo.

In Italia la riduzione del divario di genere tra uomini e donne in campo economico, sociale e politico dopo aver mostrato segni di miglioramento negli ultimi anni ha subito una battuta d’arresto. Secondo il World Economic Forum nel 2016 il nostro paese è sceso in 50esima posizione in una graduatoria di 144 Stati. Pesa soprattutto la valutazione negativa sulla partecipazione e le opportunità offerte alle donne italiane nel mercato del lavoro.

Nel nostro paese una nota positiva riguarda il ritmo di creazione di nuove imprese al femminile. Secondo i dati pubblicati da Unioncamere nel corso del 2016 il numero delle imprese fondate da donne è cresciuto dello 0,7% (quasi 10mila imprese in più rispetto al 2015); le imprese femminili iscritte al registro delle Camere di commercio arrivano in tal modo a 1.321.862, il 21,8% del totale.

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