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Unicredit, via la vecchia guardia: si punta su una nuova governance

19 aprile 2017 - 16:01  di Vittoria Patanè
L'assemblea del 20 aprile, oltre ad approvare i risultati di bilancio del 2016, si occuperà del rinnovo dei meccanismi di governance della banca guidata da Mustier - Dopo le dimissioni di Palenzona, rinuncia anche Montezemolo in vista del riassetto che prevederà una sola vice presidenza - Indipendenti in maggioranza e quote rosa, occhi puntati sul nuovo governo societario
Unicredit si prepara all’assemblea della svolta. Dopo aver chiuso con successo l’aumento di capitale più grande della storia della finanza italiana (13 miliardi di euro), la banca di Jean Pierre Mustier si rinnova, puntando su una nuova governance in grado di porsi alla guida di una vera public company europea. Un obiettivo ampiamente apprezzato da Piazza Affari che incorona la banca milanese come regina della giornata (+5%).

L’assemblea ordinaria e straordinaria del 20 aprile sarà la prima dopo la ricapitalizzazione dello scorso febbraio che oltre a rafforzare il patrimonio dell’istituto di Piazza Gae Aulenti ha radicalmente modificato, frazionandola, la struttura dell’azionariato che è ormai quello tipico di una public company. I grandi fondi internazionali, con in testa Aabar (che detiene il 5,042% del capitale) hanno incrementato la loro presenza, superando il 50% del capitale, mentre le fondazioni hanno diminuito la loro quota in maniera significativa, calando complessivamente sotto il 5%.

Impossibile dunque non rivedere i meccanismi di governance allo scopo di adeguarli al nuovo governo societario e soprattutto alla nuova veste indossata da Unicredit, quella di una banca internazionale solida e aperta al mercato.

In base alle indiscrezioni della vigilia, sono tanti i cambiamenti che verranno discussi nel corso dell’assemblea del 20 aprile, durante la quale saranno approvati anche i risultati finanziari del 2016.

Jean Pierre Mustier non ha intenzione di perdere tempo. Scendendo nei dettagli, il rinnovamento potrebbe riguardare il numero di componenti del board, che scenderà da 17 a 15, in ulteriore ribasso rispetto ai 24 originari. Gli indipendenti avranno un’ampia maggioranza mentre le donne potrebbero rappresentare un terzo del totale, i requisiti che consentiranno di diventare consiglieri saranno inaspriti, mentre potrebbe essere stabilito un limite massimo al numero di mandati dei singoli membri dell’assise.

Ma la novità più interessante potrebbe arrivare in merito alle vicepresidenze, che caleranno da tre a una sola allo scopo di rendere più snella l’intera struttura.

Dopo il passo indietro di Fabrizio Palenzona, dovuto al ridimensionamento delle fondazioni, anche Luca Cordero di Montezemolo ha comunicato di voler  rinunciare alla vicepresidenza, nonostante l’indicazione ricevuta da Aabar, per allinearsi all nuove regole di governance.

Nello stesso frangente occorre segnalare anche la rinuncia di Marina Natale, che ha lasciato l’incarico della strategia di Unicredit "dopo aver contribuito all'implementazione delle azioni di rafforzamento del capitale del piano strategico", si legge nella nota diffusa da Unicredit.

L’aria di rinnovamento in casa Unicredit sembra aver conquisto il favore degli investitori. In vista dell’assemblea, il titolo della banca guidata da Mustier svetta sulle altre blue chip, guadagnando a poco più di un’ora dalla chiusura il 4,98% a 13,49 euro. Una performance che batte nettamente la Borsa, in rialzo dell’1,44% dopo i ribassi degli ultimi giorni.

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