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Tabarelli (Nomisma): "Liberalizzazione elettrica, il rinvio è un autogol"

8 aprile 2017 - 06:04  di Barbara Corrao
INTERVISTA DEL WEEKEND - Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, risponde così alla frenata di governo e maggioranza sulla liberalizzazione che slitta al 2019: "Concorrenza a parole, in realtà più Stato e più burocrazia". "Il programma energetico del M5S? Fuori dalla realtà". "Il Tap va fatto".
Armatevi e non partiamo. La nuova frenata sulla liberalizzazione elettrica, rinviata di un anno per la seconda volta e slittata a metà 2019, gela le aspettative delle imprese anche se dà più tempo alle famiglie italiane per prepararsi alla novità. Ma è un bene o un male? E quali risultati ha avuto finora sulle bollette della luce la “liberalizzazione a metà” adottata in Italia? La scelta di allontanare il traguardo di un mercato totalmente liberalizzato dell’energia arriva proprio mentre il G7 Energia, che si svolge domani, domenica 9 aprile, e lunedì per parlare di clima e decarbonizzazione, servirà anche a fare il punto sulla Strategia Energetica Nazionale (Sen) che il governo presenterà ai Partner convocati a Roma per l’occasione. 
 
Nel frattempo imperversa la battaglia - e lo scontro di interessi - tra chi vorrebbe giocare tutte le carte sull’energia verde e chi invece difende il ruolo di gas, petrolio e carbone in un Paese che produce i due terzi dell’elettricità con fonti fossili (per il 90% importate) ma che ha anche raggiunto in anticipo gli obiettivi europei al 2020 coprendo il 17,6% dei consumi di energia finali lordi (elettrici, termici e trasporti) con fonti rinnovabili. Per avere un ordine di valori, è utile ricordare che sono 20 milioni i clienti “tutelati” che dovranno passare al mercato libero e che questo mercato vale circa 15 miliardi di euro l’anno, corrispondenti alla vendita di 70 miliardi di kilowattora.  
 
La matassa energetica è dunque piuttosto ingarbugliata e abbiamo chiesto a Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, di aiutarci a sbrogliarla in questa intervista a FIRSTonline. E’ di passaggio a Roma dopo aver presentato il suo studio sulle “Criticità del processo di liberalizzazione del mercato elettrico nel 2018”.



“Stanno venendo al pettine i nodi delle politiche energetiche attuate negli ultimi cinquant’anni - avvisa subito Tabarelli - in un settore complesso, in cui occorre realismo, prudenza e un’attenta valutazione dei costi e dei benefici per evitare di scaricare oneri maggiori sulle bollette e sui consumatori”. 
 
Invece? 
 
“Invece vedo molta confusione”. 
 
Pensa al Movimento 5 Stelle? No Tap, no petrolio, no gas, elettrificazione dei trasporti, nessuna importazione di energia da nucleare nucleare dall’estero, impianti di accumulo domestici da preferire a quelli, più grandi, a servizio della stabilità della rete: queste sono le linee guida postate da Beppe Grillo e votate sul blog stellato. Decarbonizzazione completa e rinnovabili al 100% entro il 2050: è possibile? 
 
“E’ un libro dei sogni, confuso tanto da sembrare un incubo e distante completamente dalla realtà. Le rivoluzioni, e questa va oltre gli ambientalismi più radicali, sono belle e facili da annunciare ma un po’ meno da realizzare. Io penso invece si debba usare realismo per evitare costi maggiori alla collettività”. 
 
Cosa suggerisce di fare allora? 
 
“Suggerisco di muoversi nella direzione indicata dall’Unione Europea e di spingere sull’efficienza energetica. Chiediamo alla Ue di sollecitare la Cina a prendere impegni di decarbonizzazione. Non buttiamo il nostro patrimonio di centrali a ciclo combinato a gas e, per migliorare la diversificazione degli approvvigionamenti, realizziamo il gasdotto Tap in Puglia spostando temporaneamente 200 ulivi che saranno poi ripiantati nello stesso posto a lavori ultimati. L’elettrificazione dei trasporti è costosa ma facciamola pure nelle grandi città. Sì al fotovoltaico e all’eolico ma senza gli eccessi del passato e con la gradualità necessaria ad evitare l’instabilità sulla rete legata al fatto che non sono programmabili”.  
 
La fine del meccanismo di maggior tutela per famiglie e piccole imprese, che lascia all’Autorità Energia il compito di fissare i prezzi della bolletta elettrica, slitta ancora di un anno ma prima o poi si farà. Sono passati dieci anni da quando è stata data ai clienti domestici la possibilità di passare al mercato libero. Come ha funzionato finora questa parziale liberalizzazione? 
 
“Dal 2007 le tariffe sono aumentate del 24%, per una spesa di 90 euro in più a famiglia. E questo spiega anche in parte perché sono ancora 20 milioni i clienti domestici che non sono passati al libero contro 9 che lo hanno già fatto. Sulla bolletta il prezzo dell’energia incide per circa un terzo, per i restanti due terzi incidono oneri riconducibili a politiche diverse, come gli incentivi alle rinnovabili, la tassazione e gli oneri di gestione. In questa situazione la possibilità di fare sconti significativi sul prezzo finale è molto limitata”. 


 
Il prezzo del Megawattora alla Borsa elettrica si è dimezzato anche per effetto delle rinnovabili ma la componente combustibile sulle bollette non è scesa. Chi ha incamerato la differenza? 
 
“Il prezzo è calato ma è esploso nel frattempo il mercato dei servizi di dispacciamento: un fenomeno sul quale un anno fa Confindustria ha lanciato l’allarme e l’Autorità sta indagando”. 
 
 Siamo entrati su un terreno tecnico ma serve a fare capire la complessità del sistema elettrico. Anche questo frena i passaggi sul libero? 

“Non c’è dubbio. La complessità è nei numeri: abbiamo calcolato che servono circa 9 minuti per leggere una bolletta elettrica e sei ore per comprenderla (vedi la tabella qui sotto, ndr) contro 1 ora stimata per l'assicurazione auto. Nonostante i prezzi alti, tuttavia, l’incidenza dell’elettricità è relativamente bassa rispetto alla spesa annua di una famiglia, circa lo 0,9%. Non incide molto e perciò attira meno l’attenzione rispetto, per esempio, all’assicurazione auto. In tutti i Paesi europei è forte il legame con il vecchio fornitore, la maggioranza dei consumatori ne è soddisfatta “. 

 

Secondo la vostra ricerca in Italia l’85% dei consumatori non si è spostato di fornitore. E l’Enel resta l’operatore dominante. Nelle telecomunicazioni, invece, la liberalizzazione ha funzionato.
 
 
“E’ un paragone che non possiamo fare, per ragioni storiche innanzitutto. Enel è oggettivamente dominante sul mercato tutelato con una quota dell’85 dell’energia erogata ma questa è l’eredità della nazionalizzazione voluta nel 1962 per portare l’elettricità a tutti. Si può lavorare per cambiarla ma il processo non è così semplice né può essere violento. L’altro aspetto da considerare è che nel 2007, nell’aprire il passaggio al libero mercato, fummo il solo paese a fare coesistere mercato libero e tutelato. Un po’ come con i self service nella rete dei carburanti: si è mantenuto servito e fai da te. Ora i nodi vengono al pettine rendendo più difficile il passaggio alla piena liberalizzazione”. 
 
Quindi rinviare è stata una scelta saggia? Il ministro Calenda ha spiegato che quella dell’energia “è una liberalizzazione grandissima che impatta su tantissime famiglie e su cui non ci può essere alcun rischio di aumenti di prezzo”. 
 
“Le difficoltà emerse in questi anni non devono essere motivo per interrompere il percorso verso una maggiore libertà dei consumatori finali. La liberalizzazione resta uno degli obiettivi irrinunciabili dell’evoluzione verso maggiore efficienza di tutta la struttura del mercato elettrico europeo di cui anche l’Italia fa parte. Nessuno ha fatto come noi in Europa: sempre il doppio binario, a parole competizione, nella realtà garanzie amministrative, più burocrazia, più Stato che, poi, manifesta tutte le sue difficoltà. L’affermare, come ha fatto il nostro ministro, che occorre rinviare per il rischio di aumenti, è un autogol, una contraddizione in termini. Il libero mercato deve funzionare per portare benefici ai consumatori e se non funziona vuole dire che il nostro paese non funziona. E poi, nel 2019 andrà meglio? I nodi vengono al pettine, dovevamo lasciare solo il mercato libero nel 2007 e evitare la Maggior Tutela.” 
 
Cosa si dovrebbe fare per facilitare l’avvio del libero mercato e dare una svolta all’attuale stallo? Possono servire le aste? 
 
“Per facilitare la liberalizzazione non occorre fare nulla di rivoluzionario. L’ipotesi delle aste per cedere “pacchetti” di clienti tutelati a chi offre condizioni più vantaggiose è sostenuta dai concorrenti di Enel, come Edison, Engie, Illumia e Sorgenia, ma la considero un extrema ratio che porta al risultato contrario di quello che si vuole ottenere perché le aste limitano la libertà del consumatore e lo rendono meno consapevole. Meglio invece puntare sugli strumenti già disponibili come la tutela simile, i contatori intelligenti, il Sistema informativo integrato. E poi bisogna moltiplicare gli sforzi per semplificare ancora le bollette, per informare i clienti chiedendo una migliore comunicazione agli stessi operatori”.

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