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Marco Gay (Digital Magics): "Far crescere le startup è il nostro mestiere"

1 aprile 2017 - 07:48  di Franco Locatelli
INTERVISTA DEL WEEKEND - Parla Marco Gay, vicepresidente esecutivo di Digital Magics: "Stiamo vivendo una rivoluzione industriale e culturale di cui Digital Magics è espressione: abbiamo 70 partecipazioni in startup, abbiamo aperto altre quattro sedi in Italia e vogliamo internazionalizzarci. Con Tamburi e Talent Garden abbiamo fatto un salto di qualità. All'Aim il nostro titolo è cresciuto del 51% nel 2017 ma puntiamo al listino principale della Borsa Italiana".
"Quando sono arrivato in Confindustria venivo visto come una specie di marziano ma oggi, finalmente, anche in Italia l'industria si muove a 360 gradi e il digitale è la chiave di volta dei processi produttivi". Chi parla è Marco Gay, presidente quarantenne dei Giovani imprenditori di Confindustria e vicepresidente esecutivo di Digital Magics, il più importante hub per l'innovazione Made in Italy e originale incubatore di startup. Ed è soprattutto di Digital Magics, di cui è anche azionista con una quota di oltre il 4%, che Gay parla con orgoglio in questa intervista a FIRSTonline. Da quando è stata fondata nel 2004 Digital Magics ha selezionato, fatto crescere e portato sul mercato tante startup: oggi ha 70 partecipazioni, ha creato 500 posti di lavoro e fatto investimenti (insieme a terzi) per oltre 40 milioni ed è quotata all'Aim di Piazza Affari. Con l'ingresso nel capitale della Tip di Gianni Tamburi, che è il primo azionista dell'incubatore di start up, e con la parterniship industriale con Talent Garden, che è la più grande piattaforma europea di coworking per talenti digitali, Digital Magics ha fatto un salto di qualità e alzato l'asticella dei suoi obiettivi di crescita. Ecco quali.

Dottor Gay, Digital Magics è considerata oggi il più importante hub per l’innovazione Made in Italy con più di 70 partecipazioni in startup in portafoglio: qual è stato il segreto del vostro successo e dove volete arrivare?


"Digital Magics è l’espressione di un modello unico in Italia di incubatore delle startup digitali, a stretto contatto con i talenti distribuiti sul territorio nazionale e con le aziende che vogliono fare innovazione. Il suo segreto è tutto nella lungimirante visione di Enrico Gasperini, purtroppo scomparso, che, fondando Digital Magics nel 2004 insieme ad altri soci, aveva ben chiaro che non basta fare impresa per il business, ma che occorre uno spessore etico e la capacità di guardare al futuro del sistema Paese attraverso l’ecosistema dell’innovazione. Il nostro mestiere è supportare le migliori startup digitali, selezionandole con attenzione e aiutandole a crescere, e portarle sul mercato e, dopo oltre 10 anni di attività, i risultati oggi ci stanno premiando. Abbiamo creato oltre 500 posti di lavoro e fatto investimenti (di Digital Magics e di soggetti terzi) per oltre 40 milioni negli ultimi 5 anni e abbiamo stretto partnership industriali e finanziarie importanti, che ci spingono su un sentiero di crescita ambizioso che prevede l’applicazione del nostro modello unico di incubatore anche a livello territoriale. Nel 2016 infatti abbiamo aperto quattro nuove sedi (Palermo, Roma, Padova e Bari) dopo quelle di Milano e Napoli, con l’obiettivo di essere ancora più vicini ai talenti e alle startup".

Come selezionate le startup da accompagnare allo sviluppo e su quali settori puntate prioritariamente?

"Ogni anno ci arrivano mediamente 1.500 richieste di incubazione da startup tra le quali ne scegliamo, dopo un rigoroso processo di selezione, 15-20. Guardiamo principalmente alla qualità del capitale umano, all’idea e al progetto imprenditoriale che propongono e alla sostenibilità del business plan. I settori delle startup su cui puntiamo principalmente sono: digital media, digital marketing, internet of things, fintech, healthtech, e-commerce, Made in Italy (Food, Fashion, Design) e servizi b2b per le imprese".

Malgrado tutti gli esperti di mass media sostengano che l’informazione e l’editoria online siano sempre più destinate a rappresentare la nuova frontiera dei media, la presenza di Digital Magics in questo campo è marginale: perché? Avete programmi per l’editoria web nel futuro?

"Non ci occupiamo di testate giornalistiche online, ma abbiamo fatto di più. Dal nostro incubatore è nata la startup Premium Store che ha sviluppato e gestisce l’Edicola Italiana, che raccoglie i principali editori, dove è possibile cercare, scegliere, consultare e acquistare oltre 70 testate tra quotidiani nazionali, quotidiani locali e riviste su smartphone, tablet e web. Tra le nostre partecipazioni ci sono anche: Intertwine, il social network per lo storytelling – basato su creatività condivisa e su collaborazione tra scrittori, lettori e talenti – per creare, condividere e pubblicare opere editoriali multimediali collaborative; Buzzoole, che è una piattaforma di Influencer Marketing che connette i brand con oltre 200 mila influencer nella Rete; Leevia, piattaforma italiana per la creazione in pochi minuti di concorsi a premi, contest, sondaggi e iniziative online, con veri e propri minisiti dedicati integrati con Facebook, Twitter e Instagram".

In che cosa consiste esattamente, come si realizza e quanto dura il sostegno di Digital Magics alle startup che avete in portafoglio?

"È un processo in cinque fasi che non dovrebbe durare più di quattro anni perché l’incubazione non è per sempre, ma è un ponte per generare valore e un punto di passaggio che si conclude con l’exit e, nei casi più fortunati con l’Ipo o, in quelli che non hanno avuto successo, con il write-off. Le cinque fasi sono: 1) l’ingresso in Digital Magics attraverso una selezione molto rigorosa, incontri di approfondimento e la definizione di accordi con i partner; 2) l’accelerazione della crescita con la messa a punto del modello di business, lo studio dei brevetti, il team building e l’assistenza al finanziamento o il nostro ingresso nel capitale; 3) l’incubazione vera e propria con il lancio sul mercato, il supporto al business e la definizione della strategia tecnologica; 4) la gestione e lo sviluppo del business e l’eventuale assistenza a successivi round di finanziamento; 5) l’exit e la cessione della nostra partecipazione. In sostanza, aiutiamo le startup a crescere, entriamo nel capitale e nella gestione, e usciamo quando “raggiungono la maggiore età”, cioè quando sono in grado di competere e di stare sul mercato da sole".

Tra le vostre partecipazioni un posto particolare sembra occupare Talent Garden, che è la più grande piattaforma europea di coworking per i talenti del digitali: che ruolo ha per Digital Magics?

"Talent Garden è il nostro fiore all’occhiello. Abbiamo investito insieme a Tamburi Investment Partners, che è il nostro socio strategico. Talent Garden è oggi la più grande piattaforma europea di coworking per i talenti del digitale, con 18 campus in 6 Paesi europei e un piano di investimenti da 12 milioni di euro con il quale punta ad accrescere nel prossimo biennio la propria presenza internazionale. Per noi è anche un partner strategico perché è il luogo dove indirizziamo le nostre partecipate per avviare la contaminazione dei talenti e l’innovazione".

Il team che guida Digital Magics com’è formato?

"Il team è il valore specifico di Digital Magics. È formato da una ventina di manager che vengono tutti dal digitale e che complessivamente portano con sé 300 anni di esperienza nel digitale. Inoltre il team detiene oltre il 40% delle azioni ed è incentivato con un importante piano di stock option".

In sostanza, Digital Magics è una public company?

"Esattamente. Tip di Giovanni Tamburi ha il 18,15% ed è il primo azionista e il nostro partner finanziario strategico, oltre il 40% è nelle mani del management, Garage Start Up di Danilo Iervolino è diventata un’azionista rilevante e il 35% è sul mercato. La presenza nel capitale di un investitore del calibro di Tamburi, che ha rinnovato la sua fiducia in Digital Magics in occasione del recente aumento di capitale, ci onora e sottolinea ancora di più l’importanza per il mondo dell’innovazione".

Prima di parlare dei vostri programmi futuri, diamo un’occhiata ai conti: nel progetto di bilancio 2016 crescono il valore della produzione e l’ebitda, ma salgono anche i debiti e il risultato netto è negativo per via della svalutazioni di alcune partecipate: quando pensate di arrivare al break even?

"Il raggiungimento del pareggio di bilancio dipenderà essenzialmente dal successo delle exit da alcune delle nostre partecipazioni, ma realisticamente pensiamo di essere a break even nei prossimi tre anni. Però per una società particolare come la nostra, che ha per obiettivo lo sviluppo di startup, il conto economico è meno significativo, rispetto allo stato patrimoniale e alla qualità del portafoglio con partecipazioni in crescita, che attirano l’interesse di investitori nazionali e internazionali".

Dall’inizio dell’anno Digital Magics ha guadagnato in Borsa il 51% nel segmento Aim:  perché, secondo voi, il mercato vi sta premiando malgrado non facciate ancora grandi profitti?

"Il rialzo del nostro titolo in Borsa è il riconoscimento degli sforzi che abbiamo fatto e che facciamo, dell’originalità della nostra missione imprenditoriale e del nostro business model. Questo ci autorizza a puntare nei prossimi anni sull’ingresso nel listino principale della Borsa Italiana in sintonia con la nostra crescita sia quantitativa che qualitativa".

Oltre all’upgrading di Borsa che cosa c’è nel futuro di Digital Magics e quali sono i suoi programmi?

"Vogliamo continuare a crescere sul territorio nazionale e vogliamo internazionalizzarci senza perdere mai di vista la qualità dei progetti e degli investimenti e valorizzando tutte le opportunità che ci offrono le nostre partnership industriali e finanziarie. In particolare, oltre all’apertura di quattro nuove sedi in Italia nel 2016, nella seconda metà del 2017, grazie alla partnership con Multiversity di Danilo Iervolino, che controlla Universitas Mercatorum e Università Telematica Pegaso, nascerà Digital Magics Startup University che offrirà percorsi accademici ad aspiranti startupper, arricchendo il nostro progetto per il Digital Made in Italy. Inoltre punteremo molto sul nostro programma di Open Innovation, che si basa su progetti studiati su misura per diffondere l’innovazione nelle aziende con accordi di startup e scaleup e che nel 2017 si arricchirà di altri 15 programmi. A marzo 2017 è già partito anche il ciclo di appuntamenti lanciato da Gioin (Gasperini Italian Open Innovation Network), che valorizza casi pratici di collaborazione tra startup e aziende che vogliono imparare a fare innovazione e che nel 2016 ha coinvolto oltre mille imprenditori, amministratori delegati e top manager: quest’anno gli appuntamenti di Gioin nelle principali città italiane diventeranno otto. Il prossimo sarà a Napoli il 6 aprile e affronterà il tema AgriTech e Digital Manufacturing. Infine, sul piano finanziario, la presenza strategica di Tip e gli accordi raggiunti con Innogest, che è tra i più importanti fondi italiani di venture capital, e con alcuni soci di Withfounders, contribuiranno a rafforzare la nostra leadership".

Dottor Gay, oltre che vicepresidente esecutivo di Digital Magics, Lei è il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e viene da una famiglia torinese che aveva un’azienda manifatturiera: come si concilia il business digitale con l’attività tipicamente industriale e principalmente manifatturiera che Confindustria rappresenta?

"Ormai siamo a una svolta storica e non c’è più divisione tra digitale e manifattura, tra industria e servizi avanzati. Quando sono arrivato in Confindustria venivo visto come una specie di marziano, ma oggi, finalmente, anche in Italia l’industria si muove a 360 gradi e il digitale è la chiave di volta dei processi produttivi che il piano del Governo “Industria 4.0.” certifica e incorona. Stiamo vivendo una rivoluzione industriale e insieme culturale, nella quale l’economia digitale potrà portare nei prossimi anni 110 miliardi di ricavi in più e rappresentare il 4% del Pil. Sono sicuro che Digital Magics ha la possibilità, la volontà e l’ambizione di contribuire a questo obiettivo".

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