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VERSO LE ELEZIONI - Zingales: "La crisi strutturale e non si risolve uscendo dall'euro"

10 maggio 2014 - 08:12  di Ernesto Auci
Nel dibattito elettorale sulla moneta unica, interviene anche il professor Luigi Zingales dell'Università di Chicago, che, pur non essendo un sostenitore della prima ora dell'euro, ne prende le difese - "Il colpevole è la politica: la nostra crisi è strutturale, viene da una forte perdita di competitività che dura da circa un ventennio".
La discesa dello spread dei nostri Btp decennali rispetto ai Bund tedeschi dimostra che da qualche tempo gli osservatori internazionali ci guardano con interesse; capiscono che, sia pure a fatica, abbiamo imboccato un sentiero di risanamento finanziario ed istituzionale, ed attendono di verificare da qui a qualche mese gli esiti concreti della "furia riformatrice" che sta sicuramente negli intenti del Governo Renzi. E' per questo che anche le elezioni europee saranno un segnale importante per il consolidarsi dell'opinione degli investitori nei confronti del nostro paese. Si vedrà infatti quanto gli italiani siano disposti a lottare per ritrovare un loro posto nel mondo o se invece si lasceranno ancora una volta incantare dalle sirene dell'uscita dall'Euro e dell' inflazione nell'illusione, che così si possa non cambiare nulla del nostro assetto politico e produttivo.

Per capire meglio i termini del problema è uscito da pochi giorni un pregevole libro di un economista italiano che insegna all'Università di Chicago, Luigi Zingales che non essendo uno sfegatato ed ideologico sostenitore dell'Euro, esamina con distacco i pro ed i contro della moneta unica in maniera divulgativa e ricorrendo spesso a racconti di vita vissuta o ad esempi popolari, contenendo al minimo i riferimenti alla dottrina economica ed ai grafici.

Zingales non ha dubbi. Dopo aver esaminato tutti gli indizi di colpevolezza e quelli di innocenza che si sviluppano come in un giallo che fino alle ultime pagine lasciando il lettore con il fiato sospeso, Zingales svela il colpevole: la nostra crisi è strutturale, viene da una forte perdita di competitività che dura da circa un ventennio e non può essere risolta con l'uscita dall'Euro. Anzi la nostra crisi rischierebbe di peggiorare in una prospettiva di medio termine, anche se, per ipotesi, riuscissimo ad attutire i costi immediati del cambio della moneta che potrebbero determinare un vero e proprio collasso del sistema economico. Insomma se il leghista Salvini invece di sventolare in Tv il libro del prof. Bagnai (dell'Università di Pescara) riuscisse a leggere anche questo libro, forse le sue posizioni sarebbero un po' più prudenti.

Ma al di là delle conclusioni generali, ci sono alcune annotazioni specifiche nel libro che vale la pena sottolineare. La prima riguarda il vantaggio che dal 1998 venne dato all'Italia dal calo dei tassi d'interesse in seguito all'ingresso nell'Euro. Secondo il prof Zingales se noi avessimo utilizzato interamente il risparmio di interessi per ridurre i debito pubblico che nel '98 era pari al 114% del PIL, saremmo arrivati all'appuntamento con la grande crisi del 2008 con un debito pari al 67% del PIL e non al 103,3% come abbiamo effettivamente avuto. Insomma avremmo potuto far fronte alla crisi senza difficoltà, come la Germania. Ed invece abbiamo sperperato una parte importante di quel vantaggio in sprechi politici e briciole di salario e pensioni distribuite a pioggia. Paradossalmente il decennio berlusconiano è stato reso possibile anche dal regalo fattoci dall'Euro. Ed ora ne parlano come di una "moneta straniera"!

La seconda dimostrazione riguarda l'andamento della nostra produttività e del commercio estero. Tra il 1999 ed il 2011 mentre il salario per ora lavorata è aumentato in Italia più o meno come quello francese (ma il doppio di quello tedesco) ma la produttività è aumentata del 7% in Francia, dell'11% in Germania, mentre è calata del 6% in Italia. E questo è il risultato degli sprechi del settore pubblico e delle rigidità sindacali. Ma anche le nostre imprese sono rimaste indietro. Infatti le nostre esportazioni sono andate peggio di quelle degli altri paesi non per la sopravvalutazione dell'Euro (che peraltro nei primi cinque anni non c'era) ma perché le nostre aziende non sono stati capaci di ammodernarsi utilizzando le nuove tecnologie dell'Ict e sono rimaste in settori a bassa tecnologia e bassa crescita. Così stando le cose la svalutazione non ci porta alcun beneficio, se non di brevissima durata, come peraltro avvenne già nel 1992.

Infine una annotazione più politica. Zingales non da molto peso alla necessità di riformare le nostre istituzioni che invece sono state negli ultimi anni così maltrattate da rendere di fatto impossibile qualsiasi decisione. Una affidabile governabilità è la premessa non solo per poter impostare politiche capaci di migliorare la competitività interna, ma anche per poter andare in Europa con la credibilità necessaria per poter contribuire a fare quelle riforme che anche sul versante comunitario appaiono indispensabili. Questa d'altra parte è una strada obbligata se si vorrà evitare che i tanti giovani disoccupati possano vedere nella scelta dell'inflazione propugnata da Grillo l'unica uscita dal vicolo cieco nel quale si trovano. 

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