Brasile, il naufragio di Eike Batista

19 agosto 2013 - 07:56  di Roberto Capezzuoli
Il tycoon brasiliano, che voleva diventare l'uomo più ricco del mondo, ha ceduto nei giorni scorsi anche la quota di controllo della Llx - In tre anni il suo patrimonio si calcola abbia perso 33 miliardi di dollari.

C’era una volta un magnate che sognava di divenire l’uomo più ricco del mondo, scalzando dal trono miliardari come Carlos Slim e Bill Gates. Era il sogno di Eike Batista, ma si è infranto quando sembrava vicino al traguardo. Tre anni fa il tycoon brasiliano, figlio del fondatore della grande società mineraria Vale (allora il nome completo era Vale do Rio Doce), era arrivato al settimo posto nella graduatoria compilata da Forbes in base ai patrimoni dei Paperoni mondiali. Oggi qualche casa di ricerca stima che il patrimonio di Batista abbia lasciato sul terreno 33 miliardi di dollari, confinando lui a una posizione di rincalzo, con assets valutabili meno di un miliardo.


La discesa è stata rapida, ma nei giorni scorsi ha assunto le caratteristiche del crollo grazie all’ultima operazione conclusa da Batista: nella necessità di procurarsi contanti, egli ha ceduto per 562 milioni di dollari la quota di controllo della sua società di logistica Llx al fondo americano di private equity Eig Global Energy Partners. L’annuncio è venuto mercoledì e le azioni Llx sono passate di mano con uno sconto del 21% rispetto agli ultimi valori di borsa. Intanto la sua Ogx, azienda chiave dell’impero Batista, ha perso nel secondo trimestre dell’anno 4,7 miliardi di reais (circa 2 miliardi di dollari).


L’imprenditore di successo, negli affari, nello sport e negli amori, è stato travolto dalla crisi strisciante che ha ridimensionato le prospettive delle sue aziende, quelle che, come è noto, avevano una sigla chiusa sempre con una X per chiarire che il loro scopo era la moltiplicazione degli utili. La logistica di Llx, le miniere di Mmx, il petrolio di Ogx, le esplorazioni offshore Osx, l’energia Mpx, il carbone Ccx, tutto quanto l’impero ha accusato nel 2012 un tracollo della capitalizzazione superiore al 50%. Così oggi il gruppo Ebx, holding di Eike Batista, naviga nei debiti.


Ogx, quando arrivò in borsa nel 2008, attirò capitali di investitori entusiasti e diede a Batista una popolarità incredibile. Ora la bolla è scoppiata e non ci sono sufficienti risorse petrolifere nelle proprietà di Ogx che possano far risalire la china, se non quelle che la malese Petronas aiuterà a estrarre a Remora, al largo di Rio de Janeiro. Le miniere Mmx nel secondo trimestre hanno perso quasi 154 milioni di reais. Di Llx si è appena detto: Eig dovrà iniettarvi milioni di dollari. Mpx sembra destinata a una serie di cessioni parziali, con quote che fanno gola alla tedesca Eon. Nel secondo trimestre Mpx ha perso 233 milioni di reais.


Le acquisizioni possono dare una speranza agli azionisti di queste società, ma non a Eike Batista, che vede franare l’impero come un castello di carte. Nella prossima graduatoria di Forbes, il tycoon brasiliano scivolerà molto, molto in basso. L’uomo è eclettico e determinato e certamente cercherà una rivincita. Però dovrà ricominciare tutto da capo.


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