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I partiti sono i veri nemici di Monti

11 aprile 2012 - 12:25  di Ernesto Auci
L'ultimo esempio, le dichiarazioni di Alfano - Secondo il segretario Pdl, l'Imu deve valere solo per quest'anno, ma non ha detto come mantenere l'indispensabile pareggio dei conti pubblici - La sortita dimostra ancora una volta che i partiti vanno alla ricerca di una facile popolarità con proposte demagogiche e irrealistiche - Il premier deve stare attento

Forse perchè tutti presi a seguire le tragicomiche vicende della Lega, pochi giornali hanno dato il giusto peso alla vera e propria proposta-bomba lanciata ieri in una intervista al Corriere da Angelino Alfano. Il segretario del Pdl ha detto che a suo parere l'Imu deve essere una imposta straordinaria e valere solo per quest'anno e che bisogna fare di tutto per evitare gli aumenti delle aliquote Iva già programmati per settembre. Ma neppure una parola è stata spesa da Alfano per indicare come fare a mantenere l'obiettivo del pareggio dei conti pubblici che pure è indispensabile non solo per gli impegni presi in sede europea, ma per rassicurare i mercati sul contenimento del nostro enorme debito pubblico.


Questa sortita dimostra ancora una volta che i partiti vanno alla ricerca di una facile popolarità con proposte demagogiche ed irrealistiche che, spacciate come eque e compassionevoli nei confronti dei sacrifici chiesti ai cittadini, finiscono in realtà per acuire i malanni del Paese condannandolo ad una lunga depressione, come è stato del resto nei 15 o 20 anni passati. Nessuno degli emendamenti proposti dai partiti in Parlamento sui decreti di Monti come quello sulle liberalizzazioni, andava in direzione di un rafforzamento delle misure di apertura dei mercati, ma al contrario si muoveva sempre a cercare di ridurre l'impatto sui singoli gruppi di interesse le cui rendite di posizione vengano intaccate da assetti maggiormente concorrenziali. Così è stato anche per la riforma del mercato del lavoro dove insieme ai sindacati si è cercato un compromesso che consentisse di salvaguardare il più possibile le vecchie garanzie di coloro (sempre meno numerosi) che stanno dentro al fortino degli assunti a tempo indeterminato. Se poi si guarda alle proposte che vengono avanzate da più parti per stimolare la crescita, di cui ci sarebbe certamente bisogno, si vede che non si va mai al di là dell'invocazione di maggiore spesa pubblica o di minore tassazione, senza mai dire, però, dove si dovrebbero andare a prendere i denari per fare queste cose che pure sarebbero auspicabili.


Qualcuno avanza l'ipotesi di istituire una patrimoniale per poter ridurre un po' le tasse sui redditi più bassi, senza considerare che l'Imu è già una patrimoniale così come le nuove imposte sui depositi titoli che peraltro già soffrono per la caduta dei corsi di Borsa. La verità è che c'è ormai una sola strada che potrebbe dare a breve le risorse necessarie ad abbassare le tasse sui redditi da lavoro e sulle imprese in modo da sostenere sia la domanda interna per consumi che gli investimenti: e cioè quella di fare drastici tagli alla spesa pubblica riducendo non solo le spese dei ministeri, ma quelle degli enti locali e della selva di enti che ruotano intorno al settore pubblico. Ma nessun partito ha in questi mesi ha avanzato proposte in questa direzione. Viene fuori con chiarezza che il sistema politico nel suo insieme difende gli spazi di potere occupati dai suoi apparati e dalle sue clientele.


La stessa Lega travolta dallo scandalo del cattivo uso dei rimborsi elettorali si è sempre battuta per conservare le Province e soprattutto per evitare la privatizzazione delle numerose aziende dei servizi pubblici locali controllate dai suoi uomini. E' questo il vero tradimento alle promesse fatte ai cittadini del Nord che volevano meno burocrazia e meno tasse. Altro che le spese del Trota!


Il Governo Monti deve guardarsi dall'abbraccio dei partiti che formalmente lo sostengono, ma che in realtà sono solo alla ricerca di formule miracolose per poter continuare a fare quello che hanno sempre fatto e cioè distribuire soldi e posti alle proprie clientele. La riduzione del finanziamento pubblico ai partiti è solo un aspetto, e nemmeno il più importante, del complessivo lavoro che occorre fare per ridurre il ruolo dello Stato nell'economia e l'occupazione di tutte le istituzioni da parte dei partiti. In questo ha profondamente ragione Emma Bonino che, solitaria, richiama l'attenzione sugli effetti deleteri della lottizzazione che pervade tutte le istituzioni pubbliche,dalla Rai alle Asl.


La riduzione della spesa pubblica passa per un ridisegno delle autonomie (eliminazione Province ed accorpamento dei comuni), per il taglio drastico dei sussidi elargiti a pioggia a questo o quel settore produttivio, per tetti rigidi alle spese per acquisti di beni e servizi che ammontano a 130 miliardi l'anno e sui quali ottenere una riduzione del 10% sarebbe uno scherzo per qualsiasi buon manager chiamato a risanare una impresaa in difficoltà, ed infine per una revisione completa della Pubblica amministrazione semplificando le procedure e tagliando gli uffici inutili o le duplicazioni che fanno solo perdere tempo. Se a questo si aggiunge una più efficiente lotta all'evasione fiscale (che sembra si stia effettivamente facendo) ecco che si potrebbero avere adeguate risorse sia per ridurre le tasse sia per finanziare quelle opere pubbliche la cui carenza crea diseconomie gravi per le nostre imprese.


Il ministro Giarda sta lavorando da mesi per mettere a punto i meccanismi della spending review che dovrebbero condurre a queste riduzioni di spesa. Tecnicamente si tratta di un esercizio complesso, tuttavia il maggior ostacolo ad una rapida attuazione dei tagli di spesa sembra essere politico. Sono i partiti quelli che sarebbero più colpiti dalla riduzione di tanti posti di sottogoverno e dal potere che deriva dall'elargizione di regalie e dall'assegnazione di appalti. Ora il ddl delega sul riordino fiscale attualmente in discussione al Senato offre l'occasione per chiarire le posizioni di tutti i partiti superando le affermazioni puramente propagandistiche.


Tutta l'attenzione è oggi concentrata sulla riforma del finanziamento pubblico ai partiti e sulla loro rinuncia ai 100 milioni che dovrebbero incassare entro giugno. Ma questo è solo un piccolo aspetto del problema. Occorre che Monti, sia pur con toni pacati e senza guerre di religione,sfidi i partiti sui tagli della spesa e sulla riduzione dell'apparato pubblico. Le speranze di risanamento del Paese e di riapertura di reali prospettive di crescita passano da una vera riduzione della spesa pubblica. Solo se da parte del Governo ci sarà una impostazione chiara e coraggiosa di questo tema, si potrà ottenere una maggiore consapevolezza da parte della pubblica opinione (attualmente frastornata dalle facili promesse di chi tenta di far dimenticare le proprie responsabilità) su chi vuole davvero far cambiare marcia a questo paese e chi vuole solo tappare le falle maggiori nella speranza di poter continuare ad amministrare nello stesso modo di prima, quella maniera che ci ha condotto alla crisi attuale.


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